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	<title>Familia Italiana en Menorca &#187; Archeologia</title>
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	<description>Centro cultural y social de la comunidad italiana</description>
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		<title>Minorca grande museo di una civilità che supera tre millenni</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 14:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Cappa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Minorca, l’isola al centro del Mediterraneo occidentale, è stata visitata in tempo preistorico e storico da innumerevoli popoli naviganti che hanno scritto sopra la sua terra la loro storia fatta di pietre. Questo lavoro antico comincia nel momento in cui l’uomo si trova per la prima volta con le sue fragili imbarcazioni, di fronte alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Minorca, l’isola al centro del Mediterraneo occidentale, è stata visitata in tempo preistorico e storico da innumerevoli popoli naviganti che hanno scritto sopra la sua terra la loro storia fatta di pietre. Questo lavoro antico comincia nel momento in cui l’uomo si trova per la prima volta con le sue fragili imbarcazioni, di fronte alle scogliere della costa menorchina in cerca di rifugio.</p>
<p>Si ignora esattamente chi furono e che cultura avevano questi uomini primitivi, è probabile che approfittarono per il loro rifugio delle grotte naturali e di altre artificiali che scavarono tra gli scogli costieri e nei declivi prossimi al mare. In quelle, oltre che riparo dagli elementi naturali, trovarono presumibilmente anche protezione contro possibili attacchi di animali selvatici o dello stesso genere umano, di uomini divenuti nemici.</p>
<p>Col passare del tempo, nei pressi delle grotte dove abitavano, ne aprirono altre con finalità funeraria. Entrambi i tipi hanno caratteristiche ancora oggi non ben chiarite del tutto. Tali agglomerati di grotte, in alcune spiagge e declivi, risultano sorprendenti. Ad ogni modo si deve tenere conto che quest’usanza di abitare e seppellire in caverne, si prolungò per lungo tempo, perciò è possibile che non tutte le grotte esistenti siano preistoriche.</p>
<p>Anche se ora è difficile fissare con esattezza l’epoca dell’insediamento dell’uomo primitivo a Minorca, si può affermare con relativa sicurezza che si produsse alla fine del Neolitico, coincidendo con l’inizio dell’età del bronzo, che dette luogo a un periodo preistorico conosciuto alle Baleari come Pretalayotico, che va dalla prima metà del secondo millennio Avanti Cristo, approssimativamente fino all’anno 1400 A.C.</p>
<p>Caratteristiche dell’habitat pretalayotico, sono la mancanza di costruzioni difensive e la dispersione del popolamento sul territorio. La provenienza orientale, preellenica, di questi primitivi popolatori è confermata dai materiali scoperti negli scavi delle loro abitazioni e sepolcri. Di questo periodo più antico rimangono scarsi resti: alcuni sepolcri megalitici, cripte e strutture abitative a forma di navata.</p>
<p>Tra il tramonto delle prime grandi civiltà, cosi dette idrauliche, sorte sui grandi fiumi del Nilo, del Tigri e l’Eufrate dove il controllo delle acque conduce allo sviluppo dell’economia agricola e l’arrivo dei Dori, si incrementano nel Mediterraneo le incursioni dei “ popoli del mare” che emigravano da oriente a occidente, passando per Cipro, la Sicilia, la Sardegna e il Sud della Francia. Da essi provengono sicuramente i creatori della Cultura Talayotica, esclusiva delle Baleari.</p>
<p>Gli invasori erano un popolo bellicoso e organizzato, che si dedicava alla pirateria. Il loro arrivo determinò un primo cambiamento nella popolazione autoctona, anch’essa di probabile provenienza iberica. Costruirono villaggi fortificati con tecnica ciclopica e lasciarono per tutto il territorio isolano esempi della loro sconosciuta e remota civiltà. Questa cultura durò per vari secoli, ciò che comportò una modificazione progressiva delle sue tecniche, l’uso di nuovi materiali ed altre “modernità” che, anche se determinano una qualche varietà costruttiva, non producono cambiamenti sostanziali.</p>
<p>I loro monumenti più caratteristici sono i talaiots, taules e navetas, e insieme ad essi anche gallerie, sale ipostili, recinti coperti, grotte, etc. Le navetas, che datano dal passaggio dal pretalayotico al talayotico iniziale, sono luoghi di sepoltura. Di queste si è conservato un esemplare eccezionale, la Naveta dels Tudons. Specialmente indicativi di questo periodo sono i talaiots, costruzioni ciclopiche di pianta per lo più circolare e qualche volta quadrangolare, erette in prossimità dei villaggi. Si crede che in ogni villaggio ci fosse per lo meno un tempio, ubicato vicino al talaiot principale, le cui vestigia sarebbero i monumenti oggi denominati taules, con la loro forma a T, forse allusive a divinità sconosciute.</p>
<p>Fino alla fine dell’epoca Talayotica, settimo secolo A.C., si percepisce una maggiore influenza da altre culture mediterranee, come la greca e la punica. I cartaginesi abbordarono le coste Baleari con il proposito di rifornire i propri eserciti di frombolieri, elementi insostituibili nell’avanguardia degli eserciti e che il generale cartaginese Magon, che avrebbe dato il nome all’attuale capitale dell’isola: Mahon, preferiva che fossero menorchini.</p>
<p>Più tardi, nel 123 A.C., Quinto Celio Metallo conquistò l’isola per Roma. IL processo di romanizzazione si sviluppò subito nei nuclei urbani situati vicino ai principali porti menorchini: Portus Magonis ( Mahon) fu un centro commerciale di gran rilevanza, già allora municipio, come testimonia una lapide dell’epoca; Jammo, che si trasformò dopo in Ciutadella e Sanicera , di cui parla Plinio, della quale rimangono solo poche vestigia.</p>
<p>La romanizzazione dell’isola non comportò nessun cambio brusco. La antica cultura indigena sopravvisse con il suo stesso habitat e riti, mentre Roma imponeva a poco a poco i suoi costumi e la sua cultura. I dominatori stabilirono un castro nella parte alta di Santa Agueda e una rete di strade militari, delle quali ancora sono percorribili alcuni tratti. Altri reperti romani rinvenuti nell’isola sono alcune statuette, una notevole quantità di monete e soprattutto, un busto di bronzo dell’imperatore Tiberio.</p>
<p>Dopo la caduta dell’impero romano, non restano che poche notizie di questi secoli oscuri, salvo quello in riferimento all’espansione della fede cristiana, che fruttificò in tutta Minorca, secondo quanto testimonia la famosa lettera del Vescovo Severo datata l’anno 418. Prove indiscutibili del radicamento profondo della fede Cristiana nell’isola sono le rovine di cinque basiliche paleocristiane che, a detta di Pedro de Palol, “costituiscono uno dei complessi più consistenti, uniformi e interessanti dei resti paleocristiani ispanici”.</p>
<p>L’architettura di queste basiliche sembra si sia ispirata a quella della tradizione nordafricana e bizantina, e la loro costruzione data probabilmente tra il quinto e sesto secolo dell’era cristiana. Hanno generalmente tre navate, quella centrale più larga, e testata rettangolare. Si evidenziano alcuni mosaici, in parte recuperati e esposti nel Museo Archeologico di Mahon. Sono state tutte erette direttamente sulla spiaggia e senza alcuna difesa, testimonianze degne di fede della pace regnante in quel periodo.</p>
<p>La antichità dei siti archeologici di Menorca abbraccia un periodo molto ampio: dalla fine del terzo millennio prima di Cristo fino al sesto secolo della nostra era. La distribuzione geografica è irregolare dato che abbonda più nella metà meridionale, dove le caratteristiche del terreno favorirono la sua abitabilità. In quanto al numero, ne sono stati censiti oltre 1600, con una densità media di 2,5 per kilometro quadrato, variabile, dato che nel comprensorio municipale di Migjorn Gran, al centro dell’isola, si duplicano e in quello di Ciutadella se ne registrano più di 500, quasi un terzo di quelli esistenti in tutta l’isola.</p>
<p>L’abbondanza di tali resti attrasse la curiosità degli studiosi e l’interesse di investigatori tanto spagnoli come stranieri, principalmente a partire dal diciottesimo secolo. Forse per questo motivo si spiega che il primo libro di archeologia dedicato a Minorca che si pubblicò in Spagna fosse stato stampato in Mahon, nell’anno 1818, con il titolo : “Antichità celtiche dell’isola di Menorca” dai tempi più remoti fino al secolo quarto dell’era cristiana, opera di Juan Ramis y Ramis, illustre storiografo menorchino.</p>
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