<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Familia Italiana en Menorca</title>
	<atom:link href="http://www.menorcamica.org/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.menorcamica.org</link>
	<description>Centro cultural y social de la comunidad italiana</description>
	<lastBuildDate>Mon, 01 Nov 2010 11:09:53 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	
		<item>
		<title>El marinero italiano que regresó del infierno</title>
		<link>http://www.menorcamica.org/sala-roma/el-marinero-italiano-que-regreso-del-infierno/</link>
		<comments>http://www.menorcamica.org/sala-roma/el-marinero-italiano-que-regreso-del-infierno/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 11:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Cappa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sala Roma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.menorcamica.org/?p=1092</guid>
		<description><![CDATA[Con queste parole il Diario Insular, quotidiano di Menorca, titola un reportage a tutta pagina sul marinaio italiano, lo spezzino Gustavo Bellazzini, che torna a Mahón dopo 67 anni per rivedere i luoghi dove era stato accolto, poco piú che ventenne, naufrago della corazzata Roma. Si era sposato giovanissimo e quando partì da La Spezia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con queste parole  il Diario Insular, quotidiano di Menorca, titola un reportage a tutta pagina sul marinaio italiano, lo spezzino Gustavo Bellazzini, che torna a Mahón dopo 67 anni per rivedere i luoghi dove era stato accolto, poco piú che ventenne,  naufrago della corazzata Roma.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1095" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/11/PIC_0095-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p>Si era sposato giovanissimo e quando partì da La Spezia quella notte dell’8 settembre 1943, aveva lasciato a casa la giovane moglie con una bambina di appena  quaranta  giorni. Le rivedrà dopo qualche anno e rimarrà con loro per il resto della vita fino a due anni fa quando  ha perso la compagna  che aveva condiviso con lui le gioie della famiglia e  le amarezze della guerra.</p>
<p>A ottantanove anni  suonati, il “giovane Bellazzini”, con il suo portamento  eretto e il suo passo svelto , nonostante una ferita di guerra nell’arteria femorale destra e un’altra all’orecchio, si muove nelle vie della Città di Mahón, cercando di identificare i luoghi che lo videro internato con i suoi compagni  67 anni fa.  È evidente il suo stupore per i cambiamenti che si sono succeduti  in tutti questi  anni , per questo continua  a ripetere: ”quì è tutto cambiato”.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1096" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/11/DSC00285-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></p>
<p>Ha cominciato la sua visita al Cimitero di Mahon, dove è andato a posare un mazzo di  fiori sul Mausoleo  dove sono sepolti  ventisei  dei suoi compagni, gli unici caduti di nave Roma che hanno avuto la sorte di essere sepolti  in un Cimitero.  Il Monumento,  opera dello scultore italiano Armando D’Abrusco con marmi provenienti dall’Italia, era stato commissionato dalla Marina Militare Italiana negli anni cinquanta,  ma Bellazzini lo vede per la prima volta.</p>
<p>Erano quasi le quattro del pomeriggio, la stessa ora di quel terribile inferno del nove settembre di  sessantasette anni fà.  È rimasto un tempo indefinito in un intenso racoglimento, certamente è tornato a rivedere ancora una volta quei  suoi  compagni  e quei  momenti  terribili sulla Roma.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1097" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/11/DSC003351-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></p>
<p>Al  ritorno, una visita alla Casa delle Figlie della Carità pe salutare Suor Demetria,  sua quasi coetanea,  unica rimasta di quel manipolo di suore che avevano accolto, curato e confortato quei  giovani naufraghi.  Un incontro molto emotivo che ha commosso tutti,  mischiato all’allegria di un così sorprendente e inatteso ritrovamento.</p>
<p>Il  giorno successivo è sabato,  anche alla Base Navale il personale è ridotto. Il comandante capitano di fregata Javier Lóbez Cerón non sarà presente,  ma ha incaricato il personale di guardia di farci entrare per recarci dovunque il marinaio Gustavo Bellazzini volesse andare.  Arrivati nei pressi della palazzina comando, a pochi metri dal molo,  cerca un capannone dove dice che allora tenevano i cavalli, è stato demolito. In quel  locale la sua squadra aveva dormito per  terra per circa un mese prima di avere la disponibilità di paglia sulla quale distendersi.  Andando avanti arriviamo davanti alla mensa e ci racconta l’episodio dello sciopero per il cibo scarso e scadente.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1098" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/11/DSC00336-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></p>
<p>L’allora comandante della Base,  Capitan de navío Francisco Benito,  arrivò con un plotone di fanti di Marina armati di fucile, ma non riuscì a costringerli a mangiare, anzi dopo una lunga trattativa, riuscirono loro a mandare in cucina un gruppo di marinai italiani, cuochi della Roma,  che furono capaci con gli stessi  ingredienti  di confezionare un cibo migliore, beneficiando così anche i colleghi spagnoli che non potevano protestare come loro, per ovvie ragioni disciplinari.</p>
<p>Proseguiamo lungo i viali della Base e le strade ora sono più larghe e asfaltate.  Riconosce e ricorda dove, in qualità di fuochista,  andava a far  funzionare una centrale per il riscaldamento dell’acqua per le docce degli ufficiali. Siamo andati poi a vedere dove doveva esserci  una pianta di fichi sotto la quale lo avevano trovato disteso all’ombra mentre dormiva.  Quella pianta, ormai sparita,  gli costò una settimana di prigione all’Isola Plana  perchè dissero:  -stava rubando i fichi-, che al principio di settembre non erano ancora neanche maturi.  Infine con la figlia Giuseppina e suo genero Aldo hanno fatto una foto ricordo e siamo tornati a casa, emozionati  per quanto  abbiamo visto e per i dettagli che abbiamo conosciuto.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1099" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/11/DSC00362-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></p>
<p>A casa, in attesa del pranzo, abbiamo avuto il tempo di visitare il “cantiere” dove sta prendendo forma il modello scala 1:100 della corazzata Roma che prenderà il posto d’onore nella prima sala del Museo all’isola del Rey.  Davanti al modello in costruzione abbiamo appreso, come se anche noi fossimo a bordo della nave, tanti  particolari sull’arrivo degli aerei e delle bombe, sulla sua posizione durante il bombardamento e su quello che ha fatto in quei momenti.</p>
<p>La sua destinazione al motore diesel della centrale elettrica  di poppa,  in una zona che non ha subíto danneggiamenti pesanti,  gli ha permesso di adagiarsi in mare quando,  salendo in coperta dal boccaporto a destra della catapulta di lancio degli aerei, l’acqua era già arrivata a lambire la coperta  , rimanendo così fortunatamente incolume, anche se,  non avendo trovato posto su una zattera di salvataggio collettiva zeppa di disperati, ha dovuto nuotare per qualche centinaio di metri,  fin sottobordo del  Mitragliere che lo ha tratto in salvo definitivamente, senza neppure un graffio.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1100" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/11/PIC_0102-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p>Domenica mattina, infine, l’appuntamento più importante. La visita all’Isola del Rey, alla sala Memorial della corazzata Roma.  Appena arrivati al molo per l’imbarco sul piccolo traghetto, tutta la gente che era  in attesa per la visita domenicale lo indicava ai propri vicini e i più coraggiosi, si avvicinavano dimostrando un affettuoso interesse per quel signore italiano di cui avevano letto la storia il giorno prima, sul Menorca  Diario Insular.</p>
<p>Giunti all’Isola del Rey, l’antico Ospedale Navale eretto dagli inglesi, che erano padroni dell’Isola di Minorca,  nel 1711  per la loro Flotta da guerra, ha aperto le sue porte al naufrago Gustavo Bellazzini.  Lui fortunatamente non aveva avuto bisogno di cure, ma 284 suoi compagni  dovettero essere curati, alcuni anche per lungo tempo. Tredici  di loro, purtroppo, in quell’Ospedale conclusero la loro giovane vita.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1101" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/11/PIC_0103-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p>All’ ora convenuta, ci siamo trovati tutti nella Cappella cattolica intitolata a San Carlo Borromeo dove il nostro presidente, il generale Luis Alejandre Sintes, dopo avergli fatto omaggio di un quadro che ricorda la sua visita a Minorca, gli ha dato a nome di tutti un caloroso benvenuto chiedendogli  infine di dirci due parole. Le sue parole sono state veramente soltanto due: “Sono emozionato” mentre dai suoi occhi una piccola lacrima solcava il suo viso . È seguito un silenzio che è durato un tempo infinito nel quale come una tempesta magnetica  è scoppiata una scarica di umanità che ha coinvolto tutti in una commozione totale. Solo un applauso spontaneo ha messo fine a quel momento così intenso e indimenticabile.</p>
<p>A ricordo della sua visita all’isola del Rey, aiutato dal bambino più piccolo presente, il naufrago Bellazzini , in una aiuola prospicente l’entrata alla Sala Memorial Acorazado Roma, ha piantato un albero di alloro, simbolo di gratitudine e onore per i suoi compagni caduti e di riconoscenza e ringraziamento per tutti coloro che li accolsero in quest’Isola e si presero cura di loro.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1102" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/11/PIC_0109-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p>Infine nella Sala Roma ha potuto vedere  le fotografie che raccontano la loro storia  e quella della loro nave,  ricevendo ancora espressioni di affetto e interesse da parte di tutti. Come sempre ogni domenica, un piccolo rinfresco, ha concluso una mattinata e una visita che ricorderemo a  lungo.</p>
<p>Un ringraziamento va rivolto a tanti amici, connazionali  e non solo,  che  con la loro presenza hanno contribuito alla riuscita di questa visita speciale. Un ringraziamento particolare a Maurizio Alessandri  che ha accompagnato Gustavo Bellazzini e i suoi famigliari a Minorca e più di ogni altro con la sua opera,  ha permesso che questo avvenimento si sia potuto realizzare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.menorcamica.org/sala-roma/el-marinero-italiano-que-regreso-del-infierno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Torna la regata delle barche d&#8217;epoca a Mahón</title>
		<link>http://www.menorcamica.org/eventi/menorca-eventi/torna-la-regata-delle-barche-depoca-a-mahon/</link>
		<comments>http://www.menorcamica.org/eventi/menorca-eventi/torna-la-regata-delle-barche-depoca-a-mahon/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 07:10:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Cappa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Menorca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.menorcamica.org/?p=1071</guid>
		<description><![CDATA[Dopo due anni, il 24 agosto 2010, torna a Mahón la più prestigiosa regata di barche d’epoca del Mediterraneo. Una delle prove del Trofeo Panerai che si concluderà domenica 29 agosto con la partenza per la regata lunga da Mahón fino ad Imperia. Tra le spettacolari signore del mare, ha fatto bella mostra di se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo due anni, il 24 agosto 2010, torna a Mahón la più prestigiosa regata di barche d’epoca del Mediterraneo. Una delle prove del Trofeo Panerai che si concluderà domenica 29 agosto con la partenza per la regata lunga da Mahón fino ad Imperia.</p>
<div id="attachment_1073" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1073" title="Visita Isola del Rey" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/09/visita-Isola-del-Rey-300x225.jpg" alt="Visita Isola del Rey" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Visita Isola del Rey</p></div>
<p>Tra le spettacolari signore del mare, ha fatto bella mostra di se la nave scuola  “Stella Polare” della nostra Marina Militare con gli allievi del terzo anno dell’Accademia Navale di Livorno al comando del capitano di fregata Gianni Schiavoni.</p>
<div id="attachment_1074" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1074" title="Il generale Alejandre parla ai cadetti" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/09/Il-generale-Alejandre-parla-ai-cadetti-300x200.jpg" alt="Il generale Alejandre parla ai cadetti" width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">Il generale Alejandre parla ai cadetti</p></div>
<p>Un progetto di Sparkman &amp; Stephens di circa 22 metri, costruita in Italia dai cantieri Sangermani di Lavagna, la Stella Polare è stata varata il 15 settembre 1965 ed è entrata ufficialmente a far parte della Marina Militare l&#8217;8 ottobre 1965, giorno in cui ebbe inizio la prima crociera di addestramento.</p>
<div id="attachment_1075" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1075" title="Sul campo di regata" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/09/sul-campo-di-regata-300x199.jpg" alt="Sul campo di regata" width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">Sul campo di regata</p></div>
<p>Tra i primi atti di rappresentanza compiuti dal comandante Schiavoni, dopo le visite protocollari alle autorità cittadine, accompagnato da tutto l’equipaggio, esclusi quelli di guardia naturalmente, sono venuti in visita all’Isola del Rey, al Memorial della corazzata Roma, accolti dal generale Luis Alejandre Sintes, presidente della Fondazione “Amics de l’Illa de l’Hospital ”.</p>
<div id="attachment_1076" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1076" title="Isola del Rey" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/09/isola-del-Rey-1-300x200.jpg" alt="Isola del Rey" width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">Isola del Rey</p></div>
<p>Gli allievi visitando i luoghi dove si concluse la storia della corazzata Roma i cui sopravvissuti vennero condotti e curati nell’Ospedale dell’Isola del Rey, hanno potuto conoscere più in dettaglio una storia pressoché sconosciuta in Italia.</p>
<div id="attachment_1077" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1077" title="2010 Mahón premiazione" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/09/2010-Mahón-premiazione-300x225.jpg" alt="2010 Mahón premiazione" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">2010 Mahón premiazione</p></div>
<p>In questo caso, la crociera a Mahón non è stata solamente una lezione pratica di attività marinara per futuri ufficiali di Marina, ma anche un tuffo nella storia recente del nostro paese, in particolare in una delle vicende più tragiche della Marina nella Seconda Guerra Mondiale.</p>
<div id="attachment_1087" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1087" title="2010 Mahón premiazione" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/09/P1010575-300x225.jpg" alt="2010 Mahón premiazione" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">2010 Mahón premiazione</p></div>
<p>Grazie comandante Schiavoni per questa sua iniziativa e speriamo che questa visita diventi una costante per tutte le unità della Marina italiana che vengono da queste parti.</p>
<div id="attachment_1081" class="wp-caption aligncenter" style="width: 490px"><img class="size-full wp-image-1081" title="Stella Polare Mahón 2010" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/09/Stella-Polare-Mahón-20101.jpg" alt="Stella Polare Mahón 2010" width="480" height="640" /><p class="wp-caption-text">Stella Polare Mahón 2010</p></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.menorcamica.org/eventi/menorca-eventi/torna-la-regata-delle-barche-depoca-a-mahon/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Armistizio: Bilancio dei danni</title>
		<link>http://www.menorcamica.org/centro-studi-e-documentazione/armistizio-bilancio-dei-danni/</link>
		<comments>http://www.menorcamica.org/centro-studi-e-documentazione/armistizio-bilancio-dei-danni/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 15:14:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Cappa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Centro Studi e Documentazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.menorcamica.org/?p=1057</guid>
		<description><![CDATA[La perdita della Roma e le altre navi La prima rappresaglia nazista, la prima vendetta seguita all’armistizio dell’8 settembre 1943, appena 20 ore dopo l’annuncio di Badoglio, fu attuata contro le navi della Regia Marina ed ebbe un costo spaventoso, altissimo, per la perdita di mezzi navali e soprattutto di vite umane, a cominciare  dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>La perdita della Roma e le altre navi</h2>
<p>La prima rappresaglia nazista, la prima vendetta seguita all’armistizio dell’8 settembre 1943, appena 20 ore dopo l’annuncio di Badoglio, fu attuata contro le navi della Regia Marina ed ebbe un costo spaventoso, altissimo, per la perdita di mezzi navali e soprattutto di vite umane, a cominciare  dalla corazzata Roma.</p>
<p>Insieme alla Roma furono perdute altre quattro navi: il Da Noli e il Vivaldi nelle Bocche di Bonifacio, il Pegaso e l’Impetuoso autoaffondate dai loro comandanti nel “Canale di Minorca”, nell’arcipelago delle Baleari. In totale perirono 1700 uomini e affondarono cinque navi.</p>
<div id="attachment_1059" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1059" title="Impetuoso" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/09/Ct_impetuoso-300x225.jpg" alt="Impetuoso" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Impetuoso</p></div>
<p>Si è scritto e documentato molto delle vicende della Roma, ma non tutto è chiaro e dettagliato circa le tragiche conseguenze, o per meglio dire, i danni collaterali che colpirono in modo diretto e inconsapevole, uomini e mezzi presi di mira da coloro che fino al giorno prima erano stati gli alleati forti dell’Asse Roma &#8211; Berlino.</p>
<p>Cominciamo dai cacciatorpediniere Da Noli e Vivaldi che partiti uno da Genova e l’altro da La Spezia la notte dell’8 settembre del 43, erano in vista del porto di Civitavecchia, dove avrebbero dovuto imbarcare la famiglia reale e tutto lo Stato Maggiore del governo, per condurli a La Maddalena, in un territorio italiano ritenuto libero da forze straniere. Il Re con il capo del governo Badoglio e alcuni ministri tra cui quello della Marina ammiraglio Raffaele De Courten, avrebbero dovuto incontrarsi con la flotta delle navi da battaglia che proveniva dai Porti di La Spezia e Genova agli ordini dell’Ammiraglio Bergamini e che costituiva l’ultimo baluardo di unità del Paese essendo la flotta ancora quasi del tutto integra e compatta nella fedeltà al Re.</p>
<div id="attachment_1060" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1060" title="Da Noli" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/09/da_noli-300x135.jpg" alt="Da Noli" width="300" height="135" /><p class="wp-caption-text">Da Noli</p></div>
<p>Le clausole armistiziali, note benissimo soltanto al re, al capo del governo e un paio di altri generali, prevedevano però che la flotta sarebbe dovuta andare verso il Porto di Bona dove avrebbe dovuto incontrare la flotta alleata alla quale consegnarsi e non in un Porto italiano.</p>
<p>C’è da rilevare anche che in Sardegna in quel momento si contavano almeno 30.000 soldati tedeschi della 90ª divisione corazzata, più altri in Corsica che iniziavano il ripiegamento con mezzi navali attraverso le acque delle Bocche di Bonifacio, senza alcun disturbo e con il beneplacito dei comandanti militari italiani della Sardegna. Si dirigevano verso la zona di Cassino dove avrebbero reso difficile la vita alle avanguardie alleate per ancora molto tempo.</p>
<div id="attachment_1061" class="wp-caption alignleft" style="width: 196px"><img class="size-medium wp-image-1061" title="Fulgosi" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/09/Fulgosi1-186x300.jpg" alt="Fulgosi" width="186" height="300" /><p class="wp-caption-text">Fulgosi</p></div>
<p>Il cacciatorpediniere Antonio da Noli era stato impostato nei Cantieri Navali del Tirreno di Riva Trigoso nel 1927 e varato nel 1929 come esploratore leggero.</p>
<p>Aveva iniziato la sua carriera operativa dopo i primi lavori di modifica del 1930, partecipando alla missione in appoggio agli idrovolanti di Italo Balbo durante la famosa trasvolata Italia-Brasile. Successivamente aveva partecipato alle operazioni di appoggio navale italiano alle truppe del Generale Franco durante la guerra civile spagnola.</p>
<p>All&#8217;inizio del secondo conflitto mondiale, venne quasi subito destinato all’attività di scorta ai convogli per l&#8217;Africa Settentrionale, posa mine, pattugliamento e soccorso.</p>
<p>Per ironia della sorte, fu incredibilmente protagonista di due collisioni con unità amiche. Da entrambe ebbe gravi danni che lo fermarono per alcuni mesi di riparazioni. Rientrò in servizio operativo nell&#8217;agosto del 1943 in tempo per l&#8217;armistizio dell&#8217;8 settembre. Lo comandava il capitano di fregata  Pio Valdambrini.</p>
<p>Il cacciatorpediniere Ugolino Vivaldi, era entrato in servizio nella primavera del 1930 come esploratore leggero.</p>
<p>Partecipò anche lui alle operazioni di appoggio navale nella guerra civile spagnola e allo scoppio del secondo conflitto mondiale, come capo della XIV Squadriglia Cacciatorpediniere con base a Taranto, partecipò a numerose missioni di squadra e di scorta ai convogli. Per il valore dimostrato si meritò la medaglia d&#8217;argento.</p>
<p>Tra le azioni compiute, due sono particolarmente importanti: lo speronamento con conseguente affondamento del sommergibile inglese Oswald il 1º agosto 1940, nelle acque della Sicilia orientale e lo scontro di Pantelleria (15 giugno 1942) in cui il Vivaldi, comandato dal Capitano di Vascello Ignazio Castrogiovanni (Medaglia d&#8217;Oro al Valor Militare alla memoria), insieme al Malocello alle ore 05,44 fu inviato dall’ammiraglio Da Zara, all&#8217;attacco dei mercantili nel convoglio inglese. Il comandante nemico Hardy a sua volta manda al contrattacco le sue unità leggere, quattro cacciatorpediniere: il Badsworth, Blankney, Icarus e Kujawiak, cui si aggiungono subito dopo altri cinque, il  Bedouin, Ithuriel, Marne, Matchless e Partridge.</p>
<div id="attachment_1062" class="wp-caption alignright" style="width: 211px"><img class="size-medium wp-image-1062" title="Giuseppe Marini" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/09/giuseppe_Marini1-201x300.jpg" alt="Giuseppe Marini" width="201" height="300" /><p class="wp-caption-text">Giuseppe Marini</p></div>
<p>Fatto segno a un pesante fuoco di artiglieria e un fitto lancio di siluri il Vivaldi alle 06,15 viene colpito da un proiettile che scoppia nei locali della motrice di prora.  Subisce anche danni al timone, rimanendo immobile, ma non impotente. La sua reazione insieme a quella del Malocello che lo assiste avvolgendolo con cortine di fumo, fu tanto violenta che  colpì e affondò il Bedouin e il Partridge costringendo gli inglesi a ripiegare, anche per non allontanarsi troppo dal convoglio che dovevano proteggere.</p>
<p>Con un incendio pauroso a bordo il Vivaldi, riesce con i propri mezzi a raggiungere il Porto di Trapani dove sbarca dieci caduti, difendendosi ancora da ripetuti attacchi aerei. Pochi giorni dopo raggiunge Napoli, dove rimane in riparazione per dieci mesi.</p>
<p>Impegnato nel medio Tirreno, subisce ancora svariati attacchi aerei, che lo costringono ancora a Genova per riparazioni, dove fu sorpreso dalla proclamazione dell&#8217;armistizio. Lo comandava il capitano di vascello Francesco Camicia.</p>
<p>Durante la navigazione alle 07.41 del 9 settembre, in vista di Civitavecchia, poiché sua maestà il Re aveva optato per la propria incolumità, preferendo scappare per altra via più sicura, le due navi ricevettero l’ordine di portarsi nella zona delle Bocche di Bonifacio con l’intento di unirsi alla squadra navale dell’ammiraglio Bergamini e contemporaneamente contrastare le forze tedesche che agivano in quel tratto di mare. Abbiamo già visto che era in corso il ripiegamento in Corsica della 90ª divisione che lasciava la Sardegna con grande tensione, ma senza combattimenti, come da accordi presi in precedenza con i comandanti italiani dell’Isola. I primi scontri avvengono al largo dell&#8217;isola di Razzoli poco a Nord de La Maddalena. C’è da domandarsi se il responsabile che diede quell’ordine, avesse ponderato attentamente circa l’opportunità di mettere mano alle armi, considerando ciò che stava accadendo in quel delicato momento nella zona de La Maddalena e delle acque circostanti.</p>
<p><strong>Il Da Noli</strong>, dopo un violento scontro a fuoco con le batterie costiere e unità navali tedesche, urtò una mina che lo fece affondare rapidamente, spezzandosi in due, alle 17.50 del 9 settembre 1943. Soltanto poco più di un’ora dall’affondamento della corazzata Roma, nelle stesse acque. Vi furono solo 39 superstiti dei 257 componenti l&#8217;equipaggio. Fra i morti il comandante Pio Valdambrini con tutti gli uomini che si trovavano in plancia comando in quel momento. In totale si contano ancora 218 caduti.</p>
<div id="attachment_1063" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1063" title="Orsa torpediniera" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/09/Orsa-torpediniera-300x215.jpg" alt="Orsa torpediniera" width="300" height="215" /><p class="wp-caption-text">Orsa torpediniera</p></div>
<p><strong>Il Vivaldi</strong> a sua volta colpisce e affonda alcune motovedette e ne costringe altre alla fuga, ma viene a sua volta colpito dal fuoco delle batterie costiere della Corsica, che i tedeschi avevano nel frattempo sottratto agli italiani con un riuscito colpo di mano. Riporta gravi danni allo scafo e alle caldaie e finisce su un campo minato a Sud di Capo Fenu, rimanendo immobilizzato.</p>
<p>Riesce a proseguire precariamente la navigazione con una sola macchina, quando viene attaccato tra le 19.00 e le 20.00 da uno dei Dornier 217 del II. KG.100 e riceve il colpo di grazia con una bomba radiocomandata Henschel 293.</p>
<p>Sempre con una sola caldaia in funzione riesce a trascinarsi al di là dell&#8217;Asinara fino ad arrestare la sua corsa intorno alle 5,30 del 10 settembre, quando il comandante Camicia emana l&#8217;ordine di autoaffondare e abbandonare la nave.</p>
<div id="attachment_1064" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1064" title="Pegaso" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/09/Pegaso-300x227.jpg" alt="Pegaso" width="300" height="227" /><p class="wp-caption-text">Pegaso</p></div>
<p>Il Capitano di Corvetta Alessandro Cavriani e il Capo meccanico Virginio Fasan, dalle scialuppe di salvataggio si gettano in mare e a nuoto ritornano a bordo del Vivaldi per affrettarne la fine. Li vedranno scomparire in mare insieme alla  nave, con il saluto alla bandiera. Per il loro eroismo sono stati insigniti della Medaglia d&#8217;oro al Valor Militare alla Memoria. Dell&#8217;equipaggio del Vivaldi muoiono 58 uomini e ne sopravvivono 240.</p>
<p>Dei 279 naufraghi di entrambe le navi le notizie riportate da varie fonti non sono concordi su come furono salvati. Tentiamo una sintesi.</p>
<p>Una parte dei naufraghi viene condotta in Corsica da un idrovolante tedesco di soccorso che ne prende a bordo 23, quasi tutti feriti. Altri 3 idrovolanti della Luftwaffe con le insegne della Croce Rossa, provenienti da Livorno, ammarrano vicino ad alcune zattere di salvataggio cariche di uomini e mentre iniziano l’imbarco dei feriti, sono attaccati da un quadrimotore americano che intima a quelli che già erano a bordo di abbandonare gli aerei che prontamente vengono incendiati, uccidendo due feriti gravi che erano rimasti all’interno.</p>
<div id="attachment_1065" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1065" title="Taranto 23 gennaio 1945" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/09/Taranto.23-gennaio-1945A.regolo-MitrFucCar-rientrano-dalla-Spagna.-300x163.jpg" alt="Taranto 23 gennaio 1945" width="300" height="163" /><p class="wp-caption-text">Taranto 23 gennaio 1945</p></div>
<p>All’1,30 dell’11 settembre, un giorno dopo l’affondamento, altri 47 naufraghi vengono riscattati da una motovedetta tedesca insieme al personale degli idrovolanti incendiati e condotti in Corsica. Altri due sono ricuperati da un idrovolante americano. La sera del 12. circa una quarantina di superstiti, molti del <strong>Da Noli</strong>, vengono intercettati da un sommergibile inglese, lo “Sportsman” che li conduce ad Algeri in un campo di prigionieri, da dove poi torneranno prima in Spagna dopo un viaggio drammatico in mare su imbarcazioni fatiscenti in condizioni al limite della sopravvivenza e infine in Italia. Un altro gruppo di sette sopravvissuti del <strong>Vivaldi</strong>, dopo sette giorni in balia del mare, arriva a Mahón il 16 settembre sulla  motozattera MZ 780, proveniente dalla Capraia, dopo essere sfuggita fortunosamente ai tedeschi.</p>
<p>Nelle acque delle Bocche di Bonifacio, in aiuto ai naufraghi sono arrivati tedeschi, inglesi e americani, ma gli italiani di Marisardegna, dove sono? Le corvette <strong>Danaide</strong> e <strong>Minerva</strong> alla fonda lungo le coste della Gallura, in cala Capra la prima  e in cala Saline la seconda, perché non sono state inviate alla ricerca dei naufraghi?</p>
<p>In oltre 65 anni, niente è rimasto attaccato alla porcellana delle due torpediniere <strong>Pegaso</strong> e <strong>Impetuoso</strong>, 90 metri di lunghezza, affondate all’alba, in assoluto silenzio dai loro comandanti il 12 settembre del 1943.</p>
<div id="attachment_1066" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1066" title="Vivaldi" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/09/vivaldi-300x147.jpg" alt="Vivaldi" width="300" height="147" /><p class="wp-caption-text">Vivaldi</p></div>
<p>Tre WC di ceramica bianca, apparsi agli occhi di tre subacquei, sono gli unici elementi inalterati rimasti sul fondo in acque maiorchine, nella Spagna neutrale. I resti corrosi dalla pressione, le alghe e le formazioni coralline, riposano a circa 100 metri di profondità, adagiati su un fianco, nel canale di Minorca, a dieci miglia da Capo Formentor. Le due navi facevano parte della scorta alla flotta da battaglia e avevano preso parte al recupero dei naufraghi della <strong>Roma</strong> salvandone circa 120.</p>
<p>Data la differenza di velocità con le altre navi della squadriglia di salvataggio, furono subito lasciate libere di manovra, costituendo quindi una nuova squadriglia al comando del capitano di vascello Riccardo Imperiali, comandante del <strong>Pegaso</strong>. Durante la navigazione furono ripetutamente attaccate da aerei tedeschi, ma subirono danni di scarsa importanza. Bisognosi di assistenza per le avarie subite e di nafta, si recarono verso la costa di Nord-Est di Maiorca. Contemporaneamente anche la torpediniera <strong>Orsa</strong> comandata dal capitano di corvetta Gino Azzo del Pin, che aveva preso parte al recupero dei naufraghi, a corto di carburante dirigeva autonomamente nella stessa direzione.</p>
<p>Giunti nella Baia di Pollenza, dopo aver sbarcato i feriti e i naufraghi della <strong>Roma</strong>, i comandanti chiesero di essere riforniti di acqua e carburante per poter ripartire, ma le loro richieste non furono accolte.</p>
<p>A corto di rifornimenti, conoscendo le norme internazionali per le navi di paesi in guerra in porti neutrali, che passate 24 ore dal loro arrivo, sarebbero state internate nel porto fino alla fine della guerra, tanto il comandante Cigala Fulgosi del “<strong>Impetuoso</strong>”, come Riccardo Imperiali del “<strong>Pegaso</strong>”, dopo essere usciti con le loro navi dalla baia, spiegarono ai propri equipaggi il dovere che avevano di impedire che le navi cadessero in mani nemiche. Non si fidavano della neutralità degli spagnoli e temevano che questi ultimi li avrebbero consegnati agli alleati che per loro rimanevano sempre dei nemici.</p>
<p>Sconcertati per la resa dell’Italia, inseguiti dagli ex alleati tedeschi, senza notizie dal comando in capo di Roma e neppure dagli alleati, i due comandanti decisero che le loro moderne navi non avrebbero alzato altra bandiera. L’unica alternativa, farle scomparire in fondo al mare. All’alba del 12 settembre, alle 05,03 in meno di 50 minuti, il mare le inghiottì.</p>
<p>I naufraghi arrivarono in porto a Pollenza con alcune zattere di salvataggio, alcuni anche a nuoto e altri con l’aiuto di barche da pesca locali. Giunti a terra, furono soccorsi e confinati in un capannone della base di idrovolanti di Pollenza. I 624 uomini dei due equipaggi rimasero internati in Spagna fino all’estate del 1944, poco dopo la liberazione di Roma. L’<strong>Orsa</strong> rimasta completamente a secco di combustibile fu rimorchiata fino al porto di Palma de Mallorca.</p>
<p>Le altre unità che avevano partecipato al riscatto dei naufraghi della <strong>Roma</strong>: l’incrociatore <strong>Attilio Regolo</strong>, i cacciatorpediniere <strong>Carabiniere</strong>,  <strong>Mitragliere</strong> e <strong>Fuciliere</strong>, alle quali si aggiunsero in un secondo tempo anche la torpediniera <strong>Orsa</strong> proveniente da Palma de Mallorca  con la Motozattera MZ780,  rimasero internate nel Porto di Mahón a Menorca per 16 mesi fino al gennaio de 1945, quando il comandante della flottiglia capitano di vascello Giuseppe Marini che aveva esemplarmente lottato per la sua squadriglia e per i suoi uomini, poté finalmente fare ritorno in Patria con le sue navi al completo, avendo ancora la possibilità di partecipare agli ultimi mesi della guerra di liberazione del Paese. Gli equipaggi di quelle navi internate ammontavano a circa 2000 uomini.</p>
<p>Questi in estrema sintesi gli ultimi danni provocati alla Regia Marina dalla disastrosa gestione non solo di un intervento bellico voluto dal regime fascista al quale l’Italia era totalmente impreparata, ma anche da un disastroso armistizio firmato nella massima segretezza dal generale Castellano il 3 settembre del 1943, ben 5 giorni prima della proclamazione ufficiale, obbligata, del maresciallo Badoglio. L’annuncio di Radio Algeri dello stesso generale Eisenhower ne aveva forzato i tempi.</p>
<p>Una delle cause fondamentali della tragedia cominciata con l’affondamento della nave Roma è da attribuirsi principalmente alla mancata conoscenza delle trattative in corso con gli alleati del Capo di Stato Maggiore e ministro della Regia Marina, ammiraglio Raffaele De Courten, e la mancata partecipazione alle stesse di esponenti della Marina che avrebbero potuto almeno far presente la necessità ineludibile di una copertura aerea alla flotta in navigazione.</p>
<p>La testarda insistenza, dopo aver firmato e accettato le clausole di un armistizio senza condizioni, di voler concentrare la flotta del Tirreno in acque della Sardegna invece di farla navigare verso Bona in Algeria a incontrare la flotta alleata, come stabilito tassativamente dalle clausole, confidando fino all’inverosimile nella capacità di convincere i vincitori di fare quello che avevano pensato loro, fu una presunzione che aggravò ancora di più ogni cosa.</p>
<p>La confusione, le ambiguità, la mancanza di informazioni e di coordinamento tra Supermarina, i comandi della flotta e delle basi a terra, in particolare del Nord Sardegna, compresa l’inettitudine di alcuni alti comandanti, nonostante numerosi atti di valore individuale di molti, hanno determinato quella immane tragedia che dopo quasi settant’anni ancora turba le coscienze di molti italiani e non sopisce la rabbia degli ultimi sopravvissuti, che ancora si domandano il perché.</p>
<p>La Seconda Guerra Mondiale ebbe un costo di vite umane per la Regia Marina  di trentatremila  morti dispersi nel Mare Mediterraneo ai quali bisogna aggiungere oltre ventitremila soldati dell’esercito trasportati sulle navi verso i vari fronti di guerra.<br />
Dal mese di giugno 1940 alla fine di settembre 1943 la Regia Marina aveva perso all’incirca 390 unità per un totale complessivo di circa 470.500 tonnellate di naviglio.</p>
<p><em>Bibliografia</em></p>
<p><em>Le Memorie dell’Ammiraglio De Courten</em> USMM editore.<br />
<em>Una tragedia Italiana </em>di Andrea Amici <em>Longanesi editore</em>.<br />
<em>Le Navi da Guerra italiane internate alle Baleari dopo l’8 settembre</em> di Giuliano Marenco <em>Lampi di stampa editore</em>.<br />
<em>La Battaglia che non fu Mai </em>di Gian Carlo Tusceri <em>Paoli Sobra  editore. </em><br />
<em>Fucilate gli Ammiragli </em>di Gianni Rocca <em>Mondadori editore.</em><br />
<em>Per l’Onore dei Savoia </em>di Arturo Catalano Gonzaga <em>Mursia editore.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.menorcamica.org/centro-studi-e-documentazione/armistizio-bilancio-dei-danni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fortuna Novella &#8220;Mamma Mahón&#8221;</title>
		<link>http://www.menorcamica.org/italiani-illustri/fortuna-novella-mamma-mahon/</link>
		<comments>http://www.menorcamica.org/italiani-illustri/fortuna-novella-mamma-mahon/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 07:20:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Cappa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiani illustri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.menorcamica.org/?p=1030</guid>
		<description><![CDATA[Quella di Fortuna Novella è una storia di guerra, di amor patrio e di umanità. Era nata a Carloforte nell’isola di San Pietro a Sud-Ovest della Sardegna il 25 settembre del 1880. La sua famiglia di armatori di barche per la pesca del corallo, proveniva da Santa Margherita Ligure. I suoi nonni Paterni Antonio Novella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quella di <strong>Fortuna Novella</strong> è una storia di guerra, di amor patrio e di umanità.</p>
<div id="attachment_1049" class="wp-caption aligncenter" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-1049" title="Fortuna Novella 1923" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/07/novella_1923.jpg" alt="Fortuna Novella 1923" width="200" height="302" /><p class="wp-caption-text">Fortuna Novella 1923</p></div>
<p>Era nata a Carloforte nell’isola di San Pietro a Sud-Ovest della Sardegna il 25 settembre del 1880. La sua famiglia di armatori di barche per la pesca del corallo, proveniva da Santa Margherita Ligure. I suoi nonni Paterni Antonio Novella e Fortuna Brighetto si erano trasferiti a Carloforte nel 1793 per  pescare corallo.</p>
<div id="attachment_1038" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-1038" title="casa natale di Fortuna Novella sulla sinistra" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/07/casa-natale-di-Fortuna-Novella-sulla-sinistra.jpg" alt="casa natale di Fortuna Novella sulla sinistra" width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">casa natale di Fortuna Novella sulla sinistra</p></div>
<p>Si era sposata a Minorca l’8 maggio 1902 con un ricco commerciante spagnolo, Antonio Riudavetz, a Mahón ed era l’unica italiana residente nell’isola all’arrivo delle navi con i naufraghi della Roma.</p>
<p>Vive in una grande casa che guarda il mare in  Plaza del Retiro al numero 31, dove rimane anche dopo la morte del marito avvenuta qualche anno prima del 1943.</p>
<p>La mattina del 10 settembre del 43, la notizia dell’arrivo in Porto di quattro navi da guerra italiane, cariche di naufraghi, ignudi, feriti e morti, si diffuse immediatamente tra gli abitanti di Mahón, soprattutto perché, come ci dicono i vecchi ancora oggi:</p>
<blockquote><p>&#8220;Todo el Puerto olia a carne quemada”</p></blockquote>
<p>,si sentiva per tutto il porto odore di carne bruciata, che durò per diversi giorni.</p>
<div id="attachment_1039" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-1039" title="la sua stella al merito" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/07/la-sua-stella-al-merito.jpg" alt="la sua stella al merito" width="300" height="284" /><p class="wp-caption-text">la sua stella al merito</p></div>
<p>Resasi conto della situazione in cui si trovavano quei suoi connazionali, si precipitò immediatamente al porto dove, come vice console onorario d’Italia, si attivò immediatamente per portare assistenza in tutti i modi possibili.</p>
<p>Sfruttando le sue conoscenze si prodigò per ottenere ogni genere di aiuto, mettendo a disposizione anche le sue risorse personali per alleviare le sofferenze di quei poveri giovani marinai, metà dei quali, erano orrendamente bruciati.</p>
<p>Dei 620 sopravvissuti della Roma, giunti a Mahón, 284 ebbero bisogno di cure mediche e furono portati all’Ospedale dell’Isola del Rey, nel centro del porto. Gli altri furono sistemati molto sommariamente, senza neppure un giaciglio di paglia, in un capannone alla Base Navale della Marina spagnola, mentre le quattro navi dei loro salvatori che li avevano portati a Mahón, rimasero internate in porto, praticamente sequestrate per l6 lunghi e angosciosi mesi.</p>
<div id="attachment_1046" class="wp-caption aligncenter" style="width: 560px"><img class="size-full wp-image-1046" title="attestato dell'onorificenza al merito" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/07/attestato-dellonorificenza-al-merito.jpg" alt="attestato dell'onorificenza al merito" width="550" height="722" /><p class="wp-caption-text">attestato dell&#39;onorificenza al merito</p></div>
<p>In totale tra salvati e salvatori, arrivarono in Porto circa 1800 italiani che per la signora Fortuna, vedova senza prole di 63 anni, divennero come i suoi figli. Da allora la sua casa rimase costantemente aperta per quei giovani che tutti, con grande senso di affetto e riconoscenza, la chiamavano Mamma Mahón.</p>
<div id="attachment_1050" class="wp-caption aligncenter" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-1050" title="Fortuna Novella 1952 davanti alla fontana di Trevi a Roma ospite della Marina" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/07/novella_1952-davanti-alla-fontana-di-Trevi-a-Roma-ospite-della-Marina.jpg" alt="Fortuna Novella 1952 davanti alla fontana di Trevi a Roma ospite della Marina" width="200" height="271" /><p class="wp-caption-text">Fortuna Novella 1952 davanti alla fontana di Trevi a Roma ospite della Marina</p></div>
<p>Dopo il rientro in Italia delle navi con i suoi ragazzi, Fortuna Novella non dimenticherà mai i 26 caduti della corazzata Roma, gli unici che riposano in un cimitero, quello di Mahón.</p>
<div id="attachment_1047" class="wp-caption aligncenter" style="width: 411px"><img class="size-full wp-image-1047" title="benedizione banchina calata Fortuna Novella" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/07/benedizione-banchina-calata-Fortuna-Novella.jpg" alt="benedizione banchina calata Fortuna Novella" width="401" height="407" /><p class="wp-caption-text">benedizione banchina calata Fortuna Novella</p></div>
<p>Si prenderà cura, ponendo su ognuna di quelle croci il nome del defunto e non facendo mai mancare un fiore e una preghiera.</p>
<p>Nel 1950, dopo sette anni dalla sepoltura, la Marina Militare Italiana farà erigere un Mausoleo per onorare quei caduti e con essi tutti quelli che riposano nelle profondità del mare di Sardegna in quel sarcofago di acciaio che è il relitto della Roma.</p>
<p>Il monumento marmoreo è opera dello scultore italiano Armando D’Abrusco e “Mamma Mahón” partecipa con altre persone volontarie di Mahón, alla ricomposizione dei resti di quei caduti nei nuovi sepolcri di marmo.</p>
<div id="attachment_1051" class="wp-caption aligncenter" style="width: 503px"><img class="size-full wp-image-1051" title="Fortuna Novella in viaggio per Roma" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/07/lfortuna-novella-in-viaggio-per-Roma.jpg" alt="Fortuna Novella in viaggio per Roma" width="493" height="433" /><p class="wp-caption-text">Fortuna Novella in viaggio per Roma</p></div>
<p>Il 29 settembre del 1950, all’inaugurazione del Monumento, gli ufficiali venuti dall’Italia per l’occasione, vedono in quella piccola donna avanti negli anni, di cui hanno sentito tanto parlare in Patria, una persona gigantesca per la sua grande statura morale. L’ammiraglio Ferrante Capponi lo conferma pubblicamente dicendo testualmente:</p>
<blockquote><p>“Vi è una persona in Mahón alla quale noi dobbiamo molta gratitudine, la signora Fortuna Novella. Essa ha svolto in passato una preziosa opera di assistenza ai nostri equipaggi e dimostra tuttora verso i caduti che sono qui sepolti una cura pia ed amorevole della quale è soltanto capace un’anima nobile e generosa, mossa da amor patrio e carità cristiana”.</p></blockquote>
<p>Il 20 settembre del 1952 è invitata, ospite della Marina Militare Italiana ed è accolta con tutti gli onori. Sarà ricevuta anche in udienza privata dal Papa Pio XIIº.</p>
<p>Anche il suo paese natale, Carloforte, gli tributa onori e riconoscimenti.</p>
<p>Il 30 luglio del 1953 viene convocata a Roma per ricevere dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi la Stella della Solidarietà Italiana di prima classe.</p>
<p>Dicono di lei:</p>
<blockquote><p>&#8220;… Non aveva nulla di notevole a parte l’azzurro intenso degli occhi, ma emanava qualcosa che andava ben al di là della sua minuta e fragile figura, qualcosa di sincero. Come il sentore genuino dell’aria di casa, quello che circonda di solito una madre!&#8221;</p></blockquote>
<p>Chiama quei giovani marinai:</p>
<blockquote><p>“Compatrioti, cari, amati, carissimi figlioli” ed è stata per loro e per sempre <strong>“Mamma Mahón”</strong>, colei che li riconnette alla vita!&#8221;</p></blockquote>
<p>La sua cura per quei giovani caduti dura costantemente per il resto di tutta la sua vita che si concluderà a Mahón il 26 di giugno del 1970 all’età di 89 anni, in quella casa in Piazza del Ritiro 31 dove i naufraghi della Roma avevano avuto conforto e aiuto.</p>
<div id="attachment_1034" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-full wp-image-1034" title="baciamano a Fortuna Novella di uno dei suiu marinai" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/07/baciamano-a-Fortuna-Novella-di-uno-dei-suiu-marinai.jpg" alt="baciamano a Fortuna Novella di uno dei suiu marinai" width="300" height="238" /><p class="wp-caption-text">baciamano a Fortuna Novella di uno dei suiu marinai</p></div>
<p>Il 25 aprile 2001 a Carloforte, il Comune e la Capitaneria di Porto rendono un ultimo omaggio a <strong>Fortuna Novella</strong>. Una solenne cerimonia, per intitolare al suo nome una nuova banchina del Porto. La “Calata Fortuna Novella &#8211; Mamma Mahón&#8221;.</p>
<div id="attachment_1041" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1041" title=" " src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/07/DSC06001-300x225.jpg" alt=" " width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p>L’avventura che la signora <strong>Fortuna Novella</strong> ha vissuto in quei tragici momenti di guerra,  le sue azioni e il suo impegno, spontaneo e straordinariamente generoso, le hanno consegnato il diritto di appartenere  al ristretto gruppo degli italiani illustri di Minorca e come tale siamo orgogliosi di essere suoi connazionali.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.menorcamica.org/italiani-illustri/fortuna-novella-mamma-mahon/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Capitano di Vascello Adone Del Cima comandante della corazzata Roma</title>
		<link>http://www.menorcamica.org/centro-studi-e-documentazione/capitano-di-vascello-adone-del-cima-comandante-della-corazzata-roma/</link>
		<comments>http://www.menorcamica.org/centro-studi-e-documentazione/capitano-di-vascello-adone-del-cima-comandante-della-corazzata-roma/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 10:41:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Cappa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Centro Studi e Documentazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.menorcamica.org/?p=1018</guid>
		<description><![CDATA[Il comandante della corazzata Roma era il Capitano di Vascello Adone Del Cima, nato nel 1898 a Torre del Lago in provincia di Lucca, la patria di Giacomo Puccini. Entrato all’Accademia Navale di Livorno uscì Guardia Marina nel 1917. Fu l’unico comandante della Corazzata Roma che ebbe in consegna, quando era ancora in approntamento, curando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1020" class="wp-caption alignleft" style="width: 311px"><img class="size-full wp-image-1020" title="Capitano Adone Del Cima, disperso" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/07/Adone-Del-Cima-disperso.jpg" alt="Capitano Adone Del Cima, disperso" width="301" height="490" /><p class="wp-caption-text">Capitano Adone Del Cima, disperso</p></div>
<p>Il comandante della corazzata Roma era il Capitano di Vascello Adone Del Cima, nato nel 1898 a Torre del Lago in provincia di Lucca, la patria di Giacomo Puccini.</p>
<p>Entrato all’Accademia Navale di Livorno uscì Guardia Marina nel 1917.</p>
<p>Fu l’unico comandante della Corazzata Roma che ebbe in consegna, quando era ancora in approntamento, curando personalmente l’allestimento dell’unità, unitamente all’addestramento dei suoi marinai. Morì con la nave insieme alla gran parte del suo equipaggio all’età  di 45 anni quel tragico 9 settembre del 1943 nel golfo dell’Asinara.</p>
<p>Fu decorato con la medaglia d’argento alla memoria che non fu però consegnata alla famiglia fino al 2005 per merito dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in una cerimonia organizzata con 62 anni di ritardo a Torre del Lago Puccini.</p>
<div id="attachment_1022" class="wp-caption alignright" style="width: 154px"><img class="size-full wp-image-1022  " title="Viareggio monumento a Adone Del Cima" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/07/viareggio_monumento_a_del_cima.jpg" alt="Viareggio monumento a Adone Del Cima" width="144" height="216" /><p class="wp-caption-text">Viareggio monumento a Adone Del Cima</p></div>
<p>La celebrazione si concluse con lo scoprimento di un cippo commemorativo e la presentazione di una biografia del comandante Adone del Cima a cura  di Marco Gemignani per le edizioni Rai, oramai introvabile, seguita dalla proiezione di un film sulle vicende della corazzata Roma, realizzato dall’istituto Luce.</p>
<p>Dopo oltre sessant&#8217;anni gli storici hanno riconosciuto al sacrificio della Roma e dei suoi uomini l&#8217;onore dovuto ai militari italiani che scelsero di  servire la Patria, anche a costo della propria vita.</p>
<p>Bisogna riconoscere che in tutti questi anni si è parlato poco e che, purtroppo, ci sono scarse notizie sulla carriera e sulla personalità del comandante Del Cima. Sicuramente la sua vita è stata ricca di valori nobili nel significato più alto, dai quali trarre insegnamento. È nota soltanto l’ultima lettera che il comandante aveva scritto a sua madre prima della partenza per quel tragico appuntamento con il destino ed è chiaro come avesse avuto un presentimento su ciò che poteva accadere e che accadde, date le condizioni drammatiche in cui si trovava l’Italia e la stessa Marina.</p>
<p>Così scriveva a sua madre:</p>
<blockquote><p>8 settembre 1943,  Mia mamma adorata, se giungendovi questo mio scritto, qualche cosa mi fosse accaduto, pensate che il mio ultimo pensiero `w stato per la mia Patria e per voi che ho adorato più di me stesso. La storia giudicherà gli avvenimenti e comprenderà la nostra sorte. Baciatemi tutti e in particolare Romana e violetta che tanto ho in mente con la mia marina cui tutte le mie energie ho donato. Alle care sorelle e a voi lascio quel poco che posseggo, sotto la guida dei cari Tonino e Gino, perdonatemi e beneditemi: Vi abbraccio e bacio con infinita dolcezza. Adone.</p></blockquote>
<div id="attachment_1026" class="wp-caption aligncenter" style="width: 461px"><img class="size-full wp-image-1026" title="Biografia di Adone Del Cima" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/07/Biografia-di-Adone-Del-Cima.jpg" alt="Biografia di Adone Del Cima" width="451" height="640" /><p class="wp-caption-text">Biografia di Adone Del Cima</p></div>
<p>Da questa lettera traspare la profonda umanità e l’amore per la sua famiglia, di un uomo dedito ai suoi compiti, intesi come missione e dovere, al servizio della sua Patria e dei suoi cari.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.menorcamica.org/centro-studi-e-documentazione/capitano-di-vascello-adone-del-cima-comandante-della-corazzata-roma/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I monumenti e i luoghi che ricordano la Nave Roma</title>
		<link>http://www.menorcamica.org/centro-studi-e-documentazione/i-monumenti-e-i-luoghi-che-ricordano-la-nave-roma/</link>
		<comments>http://www.menorcamica.org/centro-studi-e-documentazione/i-monumenti-e-i-luoghi-che-ricordano-la-nave-roma/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 18:41:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Cappa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Centro Studi e Documentazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.menorcamica.org/?p=1008</guid>
		<description><![CDATA[Dopo sessantasette anni dalla tragedia della corazzata Roma, il giorno 11 giugno del 2010 a Barletta in provincia di Bari, la locale associazione dei Marinai d’Italia, ha eretto e inaugurato l’ultimo monumento, in ordine di tempo, in memoria dei caduti della Roma. Dopo tanti anni, quando il numero dei sopravvissuti a quell’evento è rimasto solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo sessantasette anni dalla tragedia della corazzata Roma, il giorno 11 giugno del 2010 a Barletta in provincia di Bari, la locale associazione dei Marinai d’Italia, ha eretto e inaugurato l’ultimo monumento, in ordine di tempo, in memoria dei caduti della Roma.</p>
<p>Dopo tanti anni, quando il numero dei sopravvissuti a quell’evento è rimasto solo un esiguo manipolo di ultraottantenni, è motivo di commozione e di speranza vedere che uomini sensibili ancora ricordano quell’avvenimento e sentono il dovere, tributandogli un ulteriore riconoscimento,   di onorare tutti quegli uomini che con il loro sacrificio ci hanno insegnato, i valori assoluti ed eterni che contraddistinguono la civiltà dei popoli  liberi.</p>
<p>La crudele rappresaglia nazista contro il popolo italiano cominciò contro la nave Roma, poche ore dopo l’annuncio dell’armistizio. I caduti della Roma sono, i primi martiri della resistenza dell’Italia contro il nazifascismo  e gli iniziatori del  riscatto dell’onore dell’intera nazione.</p>
<p>Alcuni anni dopo quegli avvenimenti, cominciarono ad essere intitolate Strade e Piazze ed eretti monumenti che ricordano l’ammiraglio Bergamini il comandante della nave Adone Del Cima e quelli della Roma., insieme a quanti hanno sacrificato la vita per il Paese.</p>
<p>Di seguito indichiamo quelli principali:</p>
<p><strong>Barletta</strong> &#8211; 11 giugno 2010 inaugurazione monumento ai Caduti della Roma</p>
<div id="attachment_1013" class="wp-caption aligncenter" style="width: 230px"><img class="size-full wp-image-1013" title="Barleta - monumento ai Caduti della Roma" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/06/roma21.jpg" alt="Barleta - monumento ai Caduti della Roma" width="220" height="294" /><p class="wp-caption-text">Barleta - monumento ai Caduti della Roma</p></div>
<p><strong>Livorno</strong> &#8211; Accademia Navale. 25 maggio 1947, busto in bronzo dell’ Ammiraglio Carlo Bergamini</p>
<p><strong>Sardegna</strong> &#8211; Scoglio di Santo Stefano a La Maddalena: 9 settembre 1949 Cippo commemorativo per la Roma, il Vivaldi e il Da Noli.</p>
<div id="attachment_1012" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1012" title="Scoglio di Santo Stefano a La Maddalena" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/06/Caduti_corazzata_Roma-300x225.jpg" alt="Scoglio di Santo Stefano a La Maddalena" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Scoglio di Santo Stefano a La Maddalena</p></div>
<p><strong>Minorca Isole Baleari</strong> &#8211; Il 29 settembre 1950 la Marina Militare fa erigere nel Cimitero di Mahón  , il Mausoleo dove riposano i corpi dei 26 caduti della Roma, gli unici che hanno avuto una degna sepoltura in terra.</p>
<div id="attachment_1014" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1014" title="Mausoleo dove riposano i corpi dei 26 caduti della Roma" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/06/Mausoleo-dove-riposano-i-corpi-dei-26-caduti-della-Roma-300x199.jpg" alt="Mausoleo dove riposano i corpi dei 26 caduti della Roma" width="300" height="199" /><p class="wp-caption-text">Mausoleo dove riposano i corpi dei 26 caduti della Roma</p></div>
<p><strong>San Felice sul Panaro</strong> &#8211; città natale dell’ammiraglio Bergamini il 2 giugno 2005 la figlia Signora Luciana Bergamini inaugurava il monumento in Viale Campi, nel Parco Marinai  d’Italia.</p>
<div id="attachment_1011" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1011" title="San Felice sul Panaro - monumento in Viale Campi" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/06/inaugurazione_marinai-300x225.jpg" alt="San Felice sul Panaro - monumento in Viale Campi" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">San Felice sul Panaro - monumento in Viale Campi</p></div>
<p><strong>Porto Torres</strong> &#8211;  Nel 1993  nasce il monumento ai caduti della Roma.</p>
<div id="attachment_1010" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1010" title="Porto Torres - nasce il monumento ai caduti della Roma" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/06/ANCORA1-300x225.jpg" alt="Porto Torres - nasce il monumento ai caduti della Roma" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Porto Torres - nasce il monumento ai caduti della Roma</p></div>
<p><strong>Torre del Lago Puccini (Viareggio)</strong> &#8211; la stele commemorativa del comandante della Roma Capitano di Vascello Adone Del Cima.</p>
<div id="attachment_1009" class="wp-caption aligncenter" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-1009" title="stele commemorativa del comandante della Roma Capitano di Vascello Adone Del Cima" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/06/viareggio_monumento_a_del_cima_1-200x300.jpg" alt="stele commemorativa del comandante della Roma Capitano di Vascello Adone Del Cima" width="200" height="300" /><p class="wp-caption-text">stele commemorativa del comandante della Roma Capitano di Vascello Adone Del Cima</p></div>
<p>Isola del Rei Porto di Mahón. Il 10 settembre 2008 in occasione del sessantacinquesimo anniversario dell’arrivo dei naufraghi a Minorca, si inaugura all’Isola del Rey  nel porto di Mahón la sala Memorial Acorazado Roma.</p>
<div id="attachment_1015" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1015" title="Sala Memorial Acorazado Roma" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/06/Sala-Memorial-Acorazado-Roma-300x225.jpg" alt="Sala Memorial Acorazado Roma" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Sala Memorial Acorazado Roma</p></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.menorcamica.org/centro-studi-e-documentazione/i-monumenti-e-i-luoghi-che-ricordano-la-nave-roma/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il modello della Roma per il museo dell&#8217;Isola del Rey</title>
		<link>http://www.menorcamica.org/sala-roma/il-modello-della-roma-per-il-museo-dellisola-del-rey/</link>
		<comments>http://www.menorcamica.org/sala-roma/il-modello-della-roma-per-il-museo-dellisola-del-rey/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 May 2010 06:49:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Cappa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sala Roma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.menorcamica.org/?p=995</guid>
		<description><![CDATA[Quando alla fine del 2007 prendemmo l’impegno di allestire la “Sala Memorial Acorazado Roma”, pensammo che oltre ad una cospicua esposizione di fotografie che descrivesse la storia di quel naufragio e degli avvenimenti che, innescati da quella vicenda, seguirono in varie Città della Spagna, ci volesse anche qualcosa che descrivesse in modo incisivo e spettacolare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT">Quando </span><span lang="it-IT">alla fine del 2007 prendemmo l’impegno di allestire la “Sala Memorial Acorazado Roma”, pensammo che oltre ad una cospicua esposizione di fotografie che descrivesse la storia di quel naufragio e degli avvenimenti che, innescati da quella vicenda, seguirono in varie Città della Spagna, ci volesse anche qualcosa che descrivesse in modo incisivo e spettacolare la stessa nave. Cominciammo così a cercare in internet qualcosa utile al nostro obbiettivo e a portata delle nostre risorse, drammaticamente limitate.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT"> </span></p>
<div id="attachment_996" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-996" title="Modello della Roma" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/05/PIC_000-300x225.jpg" alt="Modello della Roma" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Modello della Roma</p></div>
<p><span lang="it-IT">Dopo </span><span lang="it-IT">ripetuti tentativi, con l’amico Franco Pernigotti ci imbattemmo nello strepitoso modello della corazzata Roma del signor Giancarlo Barbieri. Rimanemmo  affascinati da quella autentica opera di arte, teoricamente e  praticamente irripetibile. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT">Cominciò</span><span lang="it-IT"> così  a nascere il desiderio di fare qualcosa di simile, pur sapendo che non saremmo mai arrivati a raggiungere quel grado di perfezione.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT">Personalmente, avevo lavorato in gioventù nelle barche da diporto e avevo anche costruito la mia barca a vela in vetroresina, che era stata la mia casa per un certo numero di anni, ma solo Franco aveva  fatto qualche vera esperienza da modellista.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT"> </span></p>
<div id="attachment_997" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-997" title="Modello della Roma" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/05/PIC_007-300x225.jpg" alt="Modello della Roma" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Modello della Roma</p></div>
<p><span lang="it-IT">La sfida era</span><span lang="it-IT">, a dir poco temeraria,  se comparata col modello che ci aveva ispirato, soprattutto considerando che in tutta l’isola non esiste neanche l’ombra di un negozio di modellismo. I materiali necessari si sarebbero dovuti cercare altrove così come la documentazione tecnica e i piani. Era l’unico modo per dotare la Sala Memorial della corazzata Roma, almeno di un approssimativo simulacro di quella meravigliosa nave.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT">Cominciammo a richiedere i disegni all’Associazione dei Modellisti Bolognesi che ce li spedirono dopo qualche tempo, tramite l’amico Carlo Preve che aveva patrocinato l’acquisto.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT"> </span></p>
<div id="attachment_998" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-998" title="Modello della Roma" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/05/PIC_012-300x225.jpg" alt="Modello della Roma" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Modello della Roma</p></div>
<p><span lang="it-IT">I disegni sono numerosi e abbastanza dettagliati, ma sono eseguiti in varie scale. Ci sono anche alcune copie degli originali del Cantiere, ma praticamente sono inutili ai fini nel modello in scala 1:100, come, per esempio, le eliche e altri particolari, mentre mancano quelli che riguardano i dettagli del torrione e delle sovrastrutture della tuga, delle armi leggere e di altre attrezzature della coperta. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT">Probabilmente per i veri modellisti </span><span lang="it-IT">quei disegni sono più che sufficienti, ma noi e io in particolare, troviamo una certa difficoltà a farli diventare strutture della Roma.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT">Sarebbe veramente meraviglioso trovare qualcuno che ci  aiutasse, specie per le cose più complicate. Il nostro scopo non è quello di fare un modello di nave da Guerra da esporre nei concorsi o per fare bella mostra nel salotto di casa, ma qualcosa che renda ai visitatori l’idea di quella meraviglia della tecnica che era la corazzata Roma.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT"> </span></p>
<div id="attachment_999" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-999" title="Modello della Roma" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/05/PIC_018-300x225.jpg" alt="Modello della Roma" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Modello della Roma</p></div>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT">Il mio laboratorio </span><span lang="it-IT">domestico è diventato il cantiere. Oltre ad attrezzarci degli indispensabili utensili idonei ai vari lavori, abbiamo dovuto fabbricarne alcuni di quelli che era impossibile trovare in commercio qui.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT">Le prime fasi della costruzione sono state abbastanza </span><span lang="it-IT">spedite. Si trattava di preparare delle ordinate di legno, sulle quali con del compensato da 3 mm. abbiamo realizzato lo scafo. Le eliche le abbiamo trovate già fatte ed anche i tondini in acciaio inox per fare le linee d’assi, mentre abbiamo dovuto costruire i bracci porta eliche in ottone, essendo l’unico materiale che abbiamo trovato nell’Isola che ci è sembrato adatto allo scopo.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT">Una volta costruito lo scafo, quando abbiamo dovuto iniziare le sovrastrutture che sono fatte tutte in ottone saldato</span><span lang="it-IT">, è arrivato il bello. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT"> </span></p>
<div id="attachment_1000" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1000" title="Modello della Roma" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/05/PIC_027-300x225.jpg" alt="Modello della Roma" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Modello della Roma</p></div>
<p><span lang="it-IT">Dicono che </span><span lang="it-IT">a furia di sbagliare si impara, ma per me è stato necessario imparare prima di sbagliare, per non sprecare materiale,  per capire e imparare il mestiere, per realizzare nel modo migliore e in scala le strutture complesse del torrione di comando e delle varie sezioni della tuga, delle armi e delle attrezzature. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT">La fabbricazione degli innumerevoli</span><span lang="it-IT"> piccoli dettagli, richiede degli stampi per i quali bisogna trovare il sistema di costruirli. Anche in questo caso sarebbe opportuno l’aiuto di qualcuno esperto, per avere indicazioni di come fare e dove trovare il materiale necessario.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT">Da qualche tempo </span><span lang="it-IT">si è aggiunto all’impresa Maurizio Alessandri, un nuovo amico che vive in Lombardia ed è parente di un sopravvissuto della Roma.  Lo scorso anno venne con la sua famiglia in visita a Menorca, al Mausoleo nel Cimitero di Mahón e all’Isola del Rey per vedere il Memorial della Roma. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT"> </span></p>
<div id="attachment_1001" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1001" title="Modello della Roma" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/05/PIC_029-300x225.jpg" alt="Modello della Roma" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Modello della Roma</p></div>
<p><span lang="it-IT">Maurizio, titolare di una rinomata carrozzeria,  si è aggregato al nostro gruppo per aiutarci a realizzare non solo il modellino della nave, ma anche per cercare in Italia i materiali necessari per il proseguimento del lavoro; per arricchire il Museo con documenti e fotografie, collaborando con noi a Menorca e con l’associazione italiana “Regia Nave Roma”, alla quale tutti facciamo riferimento, nell’intento di mantenere vivo il ricordo e rendere onore agli uomini della Roma e a tutti quelli che ebbero a che fare con quella tragica vicenda.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT">In meno di una settimana di soggiorno a Mahón, Maurizio ha verniciato</span><span lang="it-IT"> in maniera impeccabile lo scafo e parte delle sovrastrutture, tornando a Milano con una lista di cose da procurare, che ci farà avere mediante qualche amico che viene prossimamente a Menorca. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT">Per la fine dell’estate, contiamo di portare a termine la parte delle </span><span lang="it-IT">grandi strutture  più importanti. Mentre proseguiamo nei piccoli dettagli per i quali, contiamo di dividerci il lavoro con altri amici, speriamo, veramente modellisti. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT"><br />
</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span lang="it-IT">Per </span><span lang="it-IT">l’inizio dell’estate del 2011, in occasione  delle celebrazioni per il terzo centenario di costruzione dell’Ospedale Navale dell’Isola del Rey, contiamo di portare finalmente il modello nella sua definitiva sede nella Sala Roma, intanto continuiamo a lavorare sperando di farcela per quella data e di trovare modellisti volontari che ci aiutino in questa straordinaria impresa della quale  vogliamo dare una breve documentazione fotografica dello stato dei lavori. </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.menorcamica.org/sala-roma/il-modello-della-roma-per-il-museo-dellisola-del-rey/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’Ingegnere Umberto Pugliese progettista della corazzata Roma</title>
		<link>http://www.menorcamica.org/centro-studi-e-documentazione/l%e2%80%99ingegnere-umberto-pugliese-progettista-della-corazzata-roma/</link>
		<comments>http://www.menorcamica.org/centro-studi-e-documentazione/l%e2%80%99ingegnere-umberto-pugliese-progettista-della-corazzata-roma/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 06:55:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Cappa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Centro Studi e Documentazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.menorcamica.org/?p=991</guid>
		<description><![CDATA[Isacco Umberto Pugliese era di famiglia ebrea ed era nato ad Alessandria  il 13 gennaio del 1880 da Giuseppe Salom e Giuseppina Treves. Aveva avuto un fratello, morto ancora in fasce e una sorella minore, Gemma. Ancora tredicenne, fu ammesso alla Regia Accademia Navale da dove uscì cinque anni dopo con il grado di Guardiamarina. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_992" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><img class="size-full wp-image-992" title="ingegnere Umberto Pugliese" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/04/ingegnere-Umberto-Pugliese.jpg" alt="ingegnere Umberto Pugliese" width="180" height="240" /><p class="wp-caption-text">ingegnere Umberto Pugliese</p></div>
<p>Isacco Umberto Pugliese era di famiglia ebrea ed era nato ad Alessandria  il 13 gennaio del 1880 da Giuseppe Salom e Giuseppina Treves. Aveva avuto un fratello, morto ancora in fasce e una sorella minore, Gemma.</p>
<p>Ancora tredicenne, fu ammesso alla Regia Accademia Navale da dove uscì cinque anni dopo con il grado di Guardiamarina. Nel 1901 dopo aver compiuto gli studi presso la scuola superiore navale di Genova si laurea in ingegneria navale ed entra l’anno successivo a far parte del Genio Navale.</p>
<p>Come primo incarico, fu destinato presso il Cantiere navale di Castellamare di Stabbia e successivamente all’Arsenale di La Spezia. Subito dopo s’imbarcò sulle corazzate Vittorio Emanuele e Regina Margherita, partecipando ai soccorsi per il terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908 dove si distinse, meritando una menzione d’onore.</p>
<p>Nel 1912 fu assegnato al comitato per l’esame dei progetti navali e nel decennio successivo collaborò con il generale Edgardo Ferrati ai progetti delle navi da battaglia. In questo periodo prese parte a numerose commissioni internazionali tecniche sui vari problemi inerenti la costruzione delle navi.</p>
<p>Una sua idea per la protezione delle navi dalle esplosioni subacquee ebbe una notevole risonanza sulla stampa tecnica mondiale e fu oggetto di importanti applicazioni. Era la cosiddetta “struttura ad assorbimento” costituita da grossi cilindri d’acciaio, vuoti all’interno e di scarsa resistenza, contenuti in una struttura molto più resistente riempita d’acqua. Tutto il complesso correva in entrambi i lati dello scafo all’altezza della linea di galleggiamento. Se la nave era colpita da un siluro o da una mina, il cilindro si deformava riempiendosi d’acqua. In questo modo si assorbiva una gran parte di energia dell’esplosione, impedendo la rottura delle paratie stagne interne.</p>
<p>Per i suoi studi e le sue intuizioni, nel 1920 Pugliese ricevette dal Ministro italiano della Marina la medaglia d’oro di prima classe, accompagnata da un premio in denaro di 10.000 Lire. Rinunziò, a beneficio dello Stato, sia a quello che a tutti i proventi derivati dai suoi brevetti. Nel 1921 durante il varo a Riva Trigoso della Regia Nave Brennero, oggetto dell’applicazione dei suoi studi sulla sicurezza subacquea dei trasporti in mare, fu insignito <em>motu proprio</em> di S.M. il Re, della Commenda della Corona d’Italia.</p>
<p>Nel 1925 tornò a dirigere il Cantiere Navale di Castellamare di Stabia, poi passò alle costruzioni navali nell’Arsenale di La Spezia dove rimase fino al 1931. In quel periodo oltre ad aver apportato importanti cambiamenti organizzativi negli organismi che dirigeva, aveva curato personalmente l’imbarco e il trasporto per via d’acqua  del colossale monolito istallato al Foro Mussolini (oggi Foro Italico).</p>
<p>Promosso Maggiore generale per meriti eccezionali, nel febbraio del 1931, assunse la direzione generale delle costruzioni navali e meccaniche presso il Ministero della Marina. In questo periodo ideò i nuovi torrioni di comando per le corazzate e gli incrociatori in sostituzione di quelli precedenti che essendo molto estesi, offrivano un ampio bersaglio alle offese nemiche ed erano privi di protezione. Quest’ultima realizzazione destò interesse nelle potenze straniere, tanto che fu adottata dalla Marina  Sovietica per i suoi incrociatori pesanti della classe Gorki.</p>
<p>Nel 1933 Pugliese fu obbligato ad iscriversi al Partito Nazionale Fascista come tutti quelli che, civili e militari, occupavano posti di rilievo nell’amministrazione dello Stato. Raggiunto il grado di Generale Ispettore, fu nominato presidente del Comitato progetto navi.</p>
<p>La Marina francese tra il 1932 e il 1934 aveva impostato le corazzate della classe Dunkerque. Il progressivo deterioramento della situazione internazionale, spinse l’Italia a prendere in considerazione la costruzione di nuove navi da battaglia da 35.000 tonnellate. Pugliese fu incaricato di proseguire gli studi per la progettazione di dette navi.</p>
<p>Avrebbero avuto un sistema di governo con tre timoni, l’applicazione del sistema Pugliese per la protezione subacquea, il sistema degli apparati di propulsione, per la prima volta, completamente protetti in modo indipendente, le corazzature principali di cintura rinnovate e potenziate per la protezione dai grossi calibri. I sistemi protettivi così rimodernati, permisero alle navi ripetutamente colpite, di ritornare con i propri mezzi alle basi, in condizioni di buona sicurezza e velocità.</p>
<p>Si arrivò infine all’impostazione delle corazzate della classe da 35.000 tonnellate, Littorio e Vittorio Veneto, in risposta alle quali, la Francia programmò la costruzione di due navi da battaglia da 35.000 tonnellate della Classe Richelieu.</p>
<p>Nel 1937 la Marina italiana, relativamente alle navi da battaglia, era nelle seguenti condizioni:</p>
<ul>
<li>Erano pronte a rientrare in servizio, dopo la ricostruzione, le navi della classe Cavour.</li>
<li>Era in fase di approntamento il varo delle unità della Classe Littorio.</li>
<li>Erano stati avviati i lavori di ammodernamento delle unità della Classe Duilio.</li>
</ul>
<p>Nonostante questo programma di notevole impegno, sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo, si ritenne che non sarebbe stato sufficiente a bilanciare l’ insieme delle navi da battaglia britanniche e francesi nel Mediterraneo. Si decise così di impostare la costruzione di altre due navi da battaglia della Classe Littorio, precisamente la Roma e l’Impero che cominciò nel 1938.</p>
<p>L’Ingegnere Pugliese elaborò i piani di costruzione delle nuove navi, apportando solo lievi modifiche e migliorie rispetto alle precedenti, per non ritardare l’entrata in servizio delle due nuove unità, però il dislocamento risultò più elevato rispetto a quello delle prime unità della Classe.</p>
<p>Anche le navi portaerei furono oggetto di studio di Pugliese, e in una relazione dell’8 agosto 1938, Pugliese in veste di Presidente del comitato per i progetti delle navi, propone l’utilizzo di un piroscafo mercantile opportunamente modificato, soprattutto per fare esperienza di costruzione di questo tipo di navi, evidentemente un piroscafo così trasformato sarebbe servito solo a titolo di sperimentazione da farsi in tempo di pace.</p>
<p>La mancanza nella nostra Marina di una nave idonea al trasporto di mezzi aerei fu dovuta essenzialmente alla scarsa lungimiranza degli Alti Comandi e dello stesso Mussolini che, tra il 1925 e il 1935, scartarono più di un progetto relativo a queste navi. Atteggiamento poco attento che, tra l’autunno del 1940 e i primi mesi del 1941, dovette scontrarsi con la dura realtà dei fatti.</p>
<p>Accortisi dell’urgenza di sopperire con almeno due unità alla grave carenza, i tecnici iniziarono ad esaminare la questione, rendendosi però conto dell’impossibilità di approntare in tempi accettabili un nave idonea allo scopo. Il problema venne aggirato con la riconversione di due transatlantici il Roma e l´Augustus, diventati rispettivamente le portaerei Aquila e Sparviero.</p>
<p>La trasformazione del Roma in Aquila ebbe inizio alla metà del 1941 nei cantieri Ansaldo di Genova e proseguì fino all´armistizio del 8 settembre del 1943, che trovò l’unità quasi pronta al varo. Le forze di occupazione tedesche si impadronirono della portaerei italiana (la costruzione della Sparviero era stata abbandonata già all’inizio del ’43) e ne iniziarono il parziale smantellamento.</p>
<p>Successivamente, nel corso del 1944, l’Aquila venne danneggiata da attacchi aerei alleati ed infine, il 19 aprile 1945, semiaffondata da mezzi d&#8217;assalto subacquei della Marina Militare Italiana del Sud, per impedire che i tedeschi utilizzassero il grosso scafo per bloccare l&#8217;entrata del porto di Genova. Riportata a galla nel dopoguerra, nel 1949 l’Aquila venne rimorchiata a La Spezia dove venne definitivamente demolita.</p>
<p>Nel 1937 il Sovrano concesse a Pugliese l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce della Corona d’Italia. L’anno successivo il generale Ottavio Zoppi scrisse un articolo su Pugliese definendolo “italiano e soldato altamente benemerito”.</p>
<p>Ma, la sua carriere militare, così brillante e probabilmente irripetibile, fu troncata improvvisamente dalla promulgazione delle leggi razziali e Pugliese in quanto ebreo, fu esonerato dal servizio. L’ammiraglio Cavagnari, sottosegretario di stato della Marina, in data 24 novembre 1938 così gli scrive: <em>“In relazione alle disposizioni contenute nel R decreto-legge 17 novembre 1938 n. 1728, per la difesa della razza, vi comunico che a decorrere da domani siete considerato disponibile in attesa della dispensa dal servizio. Vi invito pertanto, a dare le consegne al Vice Presidente di Maricominav”.</em></p>
<p>Per un uomo che aveva dedicato tutta la sua vita alla Marina e che si sentiva profondamente parte dell’Istituzione, fu un colpo durissimo. Dovette anche dimettersi dalla Presidenza del Reparto di ingegneria navale del Consiglio Nazionale delle Ricerche. La follia che si stava scatenando sull’Europa aveva cominciato a travolgere anche l’ingegnere Pugliese.</p>
<p>Nel novembre del 1940 l’attacco di aereosiluranti inglesi alla base di Taranto, aveva  provocato danni gravissimi alle navi alla fonda in Mar Grande, comprese le corazzate Littorio, Duilio e Cavour. Le alte gerarchie della Marina non ebbero altra scelta che chiedere aiuto a Pugliese che partì immediatamente senza risentimenti e polemiche, con la sola condizione di indossare nuovamente la cara divisa militare. Anche in questo caso, la grande capacità  del generale fece si che le unità danneggiate potessero rientrare in servizio dopo solo pochi mesi di lavori.</p>
<p>Avvalendosi di alcune scappatoie previste dalla legislazione razziale italiana Pugliese era riuscito a rimanere in servizio. Infatti, era facoltà del ministro dell’interno, su istanza degli interessati, dichiarare non applicabile le disposizioni antisemite ad alcune categorie speciali (art.14 del R.D.L. n. 1728), compreso chi aveva acquisito “eccezionali benemerenze”. Si trattava della cosiddetta “<em>discriminazione”.</em> Nella seduta del 9 marzo 1939 la commissione riunita, espresse parere favorevole alla domanda di Pugliese in quanto “ creatore di importantissima innovazione nel campo delle costruzioni navali militari”. Due anni dopo, fu dichiarato da un apposito Tribunale non appartenente alla razza ebraica <em>(lo avevano ariannizzato)</em>, così nel luglio 1941 fu revocato il decreto con il quale era stato disposto il suo allontanamento e fu riammesso in servizio a disposizione del Ministero della Marina per incarichi speciali. Intanto era stato completato l’allestimento della corazzata Roma, mentre l’ultima nave da battaglia progettata da Pugliese (l’Impero) non fu mai varata.</p>
<p>Dopo l’8 settembre 1943 la politica antiebraica in Italia si trasformò in vera persecuzione. Nel gennaio 1944 Pugliese fu arrestato a Roma e portato in via Tasso da dove riuscì a farsi rilasciare. Resosi irreperibile, si trasferì nel Nord Italia alla ricerca della sorella Gemma che era stata arrestata a San Remo nel novembre 1943 e deportata ad Auschwitz dove aveva trovato la morte.</p>
<p>Nel dopo guerra lasciato il servizio attivo, l’ingegnere Pugliese fu per 15 anni Presidente dell’ Istituto nazionale per gli studi e le esperienze di architettura navale. Nel maggio 1954 fu collocato definitivamente a riposo per raggiunti limiti d’età. Il 15 luglio 1961 morì a Sorrento all’età di 81 anni, concludendo una vita interamente votata alla Marina e alla scienza delle costruzioni navali militari.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.menorcamica.org/centro-studi-e-documentazione/l%e2%80%99ingegnere-umberto-pugliese-progettista-della-corazzata-roma/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una Tragedia Italiana – 1943 l&#8217;affondamento della corazzata Roma</title>
		<link>http://www.menorcamica.org/sala-roma/una-tragedia-italiana-%e2%80%93-1943-laffondamento-della-corazzata-roma/</link>
		<comments>http://www.menorcamica.org/sala-roma/una-tragedia-italiana-%e2%80%93-1943-laffondamento-della-corazzata-roma/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 20:53:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Cappa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sala Roma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.menorcamica.org/?p=966</guid>
		<description><![CDATA[Il libro appena uscito &#8220;Una Tragedia Italiana – 1943 l&#8217;affondamento della corazzata Roma&#8221; di Andrea Amici, edito da Longanesi, è l’ultima testimonianza scritta, ancora possibile, della storia della Corazzata Roma e del suo equipaggio. Il racconto, della vicenda  di quattro concittadini che si trovano a fare il militare in Marina, come in una sequenza fotografica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_969" class="wp-caption aligncenter" style="width: 346px"><img class="size-full wp-image-969" title="libro Una tragedia Italiana 1943 l'affondamento dellla corazzata Roma" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/02/libro-Amici-al-Museo.jpg" alt="Libro di Andrea Amici &quot;Una tragedia Italiana 1943. L'affondamento dellla corazzata Roma&quot;" width="336" height="448" /><p class="wp-caption-text">Libro di Andrea Amici &quot;Una tragedia Italiana 1943. L&#39;affondamento dellla corazzata Roma&quot;</p></div>
<p>Il libro appena uscito <strong>&#8220;Una Tragedia Italiana – 1943 l&#8217;affondamento della corazzata Roma&#8221; </strong>di Andrea Amici, edito da Longanesi, è l’ultima testimonianza scritta, ancora possibile, della storia della Corazzata Roma e del suo equipaggio.</p>
<p>Il racconto, della vicenda  di quattro concittadini che si trovano a fare il militare in Marina, come in una sequenza fotografica, ti introduce all’interno, nei meandri di una nave da battaglia smisurata e possente, in un mondo  particolare e sconosciuto, facendoti respirare il palpito di vita di una macchina ritenuta perfetta, che sarà spezzato dalla bomba della rappresaglia nazista, generando una immane tragedia del mare.</p>
<p>Con la storia dei suoi uomini, ti imbarchi su quella nave come un membro in più dell’equipaggio, per conoscere intimamente alcuni di loro, compagni d’armi che condividono la stessa vita e ai quali si possono fare le proprie confidenze e si può raccontare la propria storia.</p>
<p>Questo racconto andrà oltre l&#8217;affondamento, quando naufraghi in terra spagnola, prima nell&#8217;Isola di Minorca e poi a Caldés de Malavella, diventeranno merce di scambio per trattative internazionali, che dureranno ancora per tanti lunghi mesi. Con il ritorno prima in Patria e poi a casa propria in un mare di peripezie, si rivive l’odissea di tanti italiani che durante la Seconda Guerra Mondiale servirono onoratamente il proprio Paese ed ebbero la fortuna di tornare e raccontare la loro esperienza.</p>
<p>Il libro corredato da molte fotografie, ha l’impianto narrativo di un racconto d’avventura e si legge tutto d’un fiato, con il valore aggiunto dell’autorevolezza e il rigore di una storia vera, dettata dagli stessi protagonisti, alcuni dei quali, testimoni ancora viventi .</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.menorcamica.org/sala-roma/una-tragedia-italiana-%e2%80%93-1943-laffondamento-della-corazzata-roma/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Suor Demetria rivisita le camerate in rovina dell’Ospedale dell’Isola del Rey</title>
		<link>http://www.menorcamica.org/sala-roma/suor-demetria-rivisita-le-camerate-in-rovina-dell%e2%80%99ospedale-dell%e2%80%99isola-del-rey/</link>
		<comments>http://www.menorcamica.org/sala-roma/suor-demetria-rivisita-le-camerate-in-rovina-dell%e2%80%99ospedale-dell%e2%80%99isola-del-rey/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 20:43:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Cappa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sala Roma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.menorcamica.org/?p=954</guid>
		<description><![CDATA[Ricordi e memorie dei momenti trascorsi in aiuto ai naufraghi feriti della Roma 10 settembre 2008, inaugurazione della Sala Memorial Acorazado Roma, anche Lei era presente a ricordare: Oggi ricordo l’epoca della quale ricorre l’anniversario di sessantacinque anni fa, quando arrivarono i marinai feriti della corazzata Roma. Ritorno a rivedere e ricordare questa sala, tanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Ricordi e memorie dei momenti trascorsi in aiuto ai naufraghi feriti della Roma</h2>
<p>10 settembre 2008, inaugurazione della Sala Memorial Acorazado Roma, anche Lei era presente a ricordare:</p>
<p>Oggi ricordo l’epoca della quale ricorre l’anniversario di sessantacinque anni fa, quando arrivarono i marinai feriti della corazzata Roma. Ritorno a rivedere e ricordare questa sala, tanto diversa in quella epoca. Piena di tutti quei malati, bruciati alle mani e alla faccia che chiedevano continuamente il nostro aiuto, che li soccorressimo. Ci raccomandavano il loro bambino:</p>
<blockquote><p>“<em>Sorella il mio bambino”,”Camomilla, per favore”.</em></p></blockquote>
<p>Fu molto impressionante e stetti qui tutti quei giorni con loro e conservo un grato ricordo. Aiutai molti a morire, con me e con altre consorelle che erano qui destinate, che oggi, anche loro sono già scomparse. Io li aiutavo nel momento che alcuni di loro tra atroci sofferenze morivano, stetti al loro fianco nel momento di passare da questa vita all’altra, con le mie preghiere, dedicandomi a loro, come ci chiede il nostro fondatore, “interamente”, per poter alleviare quei dolori così forti che avevano quei corpi bruciati.</p>
<div id="attachment_958" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-958" title="suore isla del rey" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/02/suore-isla-del-rey-300x210.jpg" alt="Suore Isola del Rey" width="300" height="210" /><p class="wp-caption-text">Suore Isola del Rey</p></div>
<p>Ricordo tutto questo e mi impressiona moltissimo vedere ora queste pareti tristi, così deteriorate, così vuote; erano pieni quei letti, le loro mani avevano una specie di gabbia protettiva contro gli insetti e le mosche, la faccia bruciata e tumefatta. Tutti questi ricordi, li conservo nel mio cuore e negli occhi. Quando arrivarono, restammo più di ventiquattro ore consecutive a curarli qui fuori, nei giardini con i medici che venivano da Menorca, precisamente da Mahon. Fu molto impressionante!</p>
<p>Gli aiutammo con tutto quello che potemmo dargli per rendere loro più facile la vita qui, con tutte quelle disgrazie che avevano. Facemmo tutto quello che potemmo e conservo un grato ricordo della loro riconoscenza.</p>
<p>Pregavamo insieme e ho fatto per loro tutto quello che il nostro fondatore San Vincenzo de Paoli, ci raccomanda per aiutare tutte le persone che ne hanno bisogno.</p>
<div id="attachment_957" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-957" title="Suor Demetria giovane" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/02/suor-Demetria-giovane-300x209.jpg" alt="Suor Demetria giovane" width="300" height="209" /><p class="wp-caption-text">Suor Demetria giovane</p></div>
<p>Suor Demetria Bragado Medina quel 10 settembre del 43 aveva diciotto anni. Dopo aver ricevuto i Voti era appena arrivata a Mahón proveniente dalla sua natia León. Si trovava all’Isola del Rey, ospite delle sue consorelle che li erano destinate come infermiere dell’Ospedale Navale, per un periodo di riposo, in attesa dell’inizio dell’anno scolastico nel Collegio San Giuseppe dove sarebbe andata ad insegnare per tutta la sua vita lavorativa. Si trovò a dover fare anche lei la sua parte in quel momento tanto drammatico e inaspettato con i nostri marinai feriti.</p>
<p>Attualmente, unica sopravvivente di quel manipolo di Suore della Carità, ormai ottuagenaria, continua a svolgere la sua missione educativa nel Collegio San Giuseppe e in mezzo a tanti bambini, oramai terza generazione dei suoi allievi.</p>
<div id="attachment_956" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-956" title="Suor Demetria con una sua consorella e Valnea Tavolieri figlia di un caduto della Roma" src="http://www.menorcamica.org/wp-content/uploads/2010/02/Suor-Demetria-con-una-sua-consorella-e-Valnea-figlia-di-un-caduto-della-Roma-300x225.jpg" alt="Suor Demetria con una sua consorella e Valnea figlia di un caduto della Roma" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Suor Demetria con una sua consorella e Valnea Tavolieri figlia di un caduto della Roma</p></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.menorcamica.org/sala-roma/suor-demetria-rivisita-le-camerate-in-rovina-dell%e2%80%99ospedale-dell%e2%80%99isola-del-rey/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

