Con queste parole il Diario Insular, quotidiano di Menorca, titola un reportage a tutta pagina sul marinaio italiano, lo spezzino Gustavo Bellazzini, che torna a Mahón dopo 67 anni per rivedere i luoghi dove era stato accolto, poco piú che ventenne, naufrago della corazzata Roma.

Si era sposato giovanissimo e quando partì da La Spezia quella notte dell’8 settembre 1943, aveva lasciato a casa la giovane moglie con una bambina di appena quaranta giorni. Le rivedrà dopo qualche anno e rimarrà con loro per il resto della vita fino a due anni fa quando ha perso la compagna che aveva condiviso con lui le gioie della famiglia e le amarezze della guerra.
A ottantanove anni suonati, il “giovane Bellazzini”, con il suo portamento eretto e il suo passo svelto , nonostante una ferita di guerra nell’arteria femorale destra e un’altra all’orecchio, si muove nelle vie della Città di Mahón, cercando di identificare i luoghi che lo videro internato con i suoi compagni 67 anni fa. È evidente il suo stupore per i cambiamenti che si sono succeduti in tutti questi anni , per questo continua a ripetere: ”quì è tutto cambiato”.

Ha cominciato la sua visita al Cimitero di Mahon, dove è andato a posare un mazzo di fiori sul Mausoleo dove sono sepolti ventisei dei suoi compagni, gli unici caduti di nave Roma che hanno avuto la sorte di essere sepolti in un Cimitero. Il Monumento, opera dello scultore italiano Armando D’Abrusco con marmi provenienti dall’Italia, era stato commissionato dalla Marina Militare Italiana negli anni cinquanta, ma Bellazzini lo vede per la prima volta.
Erano quasi le quattro del pomeriggio, la stessa ora di quel terribile inferno del nove settembre di sessantasette anni fà. È rimasto un tempo indefinito in un intenso racoglimento, certamente è tornato a rivedere ancora una volta quei suoi compagni e quei momenti terribili sulla Roma.

Al ritorno, una visita alla Casa delle Figlie della Carità pe salutare Suor Demetria, sua quasi coetanea, unica rimasta di quel manipolo di suore che avevano accolto, curato e confortato quei giovani naufraghi. Un incontro molto emotivo che ha commosso tutti, mischiato all’allegria di un così sorprendente e inatteso ritrovamento.
Il giorno successivo è sabato, anche alla Base Navale il personale è ridotto. Il comandante capitano di fregata Javier Lóbez Cerón non sarà presente, ma ha incaricato il personale di guardia di farci entrare per recarci dovunque il marinaio Gustavo Bellazzini volesse andare. Arrivati nei pressi della palazzina comando, a pochi metri dal molo, cerca un capannone dove dice che allora tenevano i cavalli, è stato demolito. In quel locale la sua squadra aveva dormito per terra per circa un mese prima di avere la disponibilità di paglia sulla quale distendersi. Andando avanti arriviamo davanti alla mensa e ci racconta l’episodio dello sciopero per il cibo scarso e scadente.

L’allora comandante della Base, Capitan de navío Francisco Benito, arrivò con un plotone di fanti di Marina armati di fucile, ma non riuscì a costringerli a mangiare, anzi dopo una lunga trattativa, riuscirono loro a mandare in cucina un gruppo di marinai italiani, cuochi della Roma, che furono capaci con gli stessi ingredienti di confezionare un cibo migliore, beneficiando così anche i colleghi spagnoli che non potevano protestare come loro, per ovvie ragioni disciplinari.
Proseguiamo lungo i viali della Base e le strade ora sono più larghe e asfaltate. Riconosce e ricorda dove, in qualità di fuochista, andava a far funzionare una centrale per il riscaldamento dell’acqua per le docce degli ufficiali. Siamo andati poi a vedere dove doveva esserci una pianta di fichi sotto la quale lo avevano trovato disteso all’ombra mentre dormiva. Quella pianta, ormai sparita, gli costò una settimana di prigione all’Isola Plana perchè dissero: -stava rubando i fichi-, che al principio di settembre non erano ancora neanche maturi. Infine con la figlia Giuseppina e suo genero Aldo hanno fatto una foto ricordo e siamo tornati a casa, emozionati per quanto abbiamo visto e per i dettagli che abbiamo conosciuto.

A casa, in attesa del pranzo, abbiamo avuto il tempo di visitare il “cantiere” dove sta prendendo forma il modello scala 1:100 della corazzata Roma che prenderà il posto d’onore nella prima sala del Museo all’isola del Rey. Davanti al modello in costruzione abbiamo appreso, come se anche noi fossimo a bordo della nave, tanti particolari sull’arrivo degli aerei e delle bombe, sulla sua posizione durante il bombardamento e su quello che ha fatto in quei momenti.
La sua destinazione al motore diesel della centrale elettrica di poppa, in una zona che non ha subíto danneggiamenti pesanti, gli ha permesso di adagiarsi in mare quando, salendo in coperta dal boccaporto a destra della catapulta di lancio degli aerei, l’acqua era già arrivata a lambire la coperta , rimanendo così fortunatamente incolume, anche se, non avendo trovato posto su una zattera di salvataggio collettiva zeppa di disperati, ha dovuto nuotare per qualche centinaio di metri, fin sottobordo del Mitragliere che lo ha tratto in salvo definitivamente, senza neppure un graffio.

Domenica mattina, infine, l’appuntamento più importante. La visita all’Isola del Rey, alla sala Memorial della corazzata Roma. Appena arrivati al molo per l’imbarco sul piccolo traghetto, tutta la gente che era in attesa per la visita domenicale lo indicava ai propri vicini e i più coraggiosi, si avvicinavano dimostrando un affettuoso interesse per quel signore italiano di cui avevano letto la storia il giorno prima, sul Menorca Diario Insular.
Giunti all’Isola del Rey, l’antico Ospedale Navale eretto dagli inglesi, che erano padroni dell’Isola di Minorca, nel 1711 per la loro Flotta da guerra, ha aperto le sue porte al naufrago Gustavo Bellazzini. Lui fortunatamente non aveva avuto bisogno di cure, ma 284 suoi compagni dovettero essere curati, alcuni anche per lungo tempo. Tredici di loro, purtroppo, in quell’Ospedale conclusero la loro giovane vita.

All’ ora convenuta, ci siamo trovati tutti nella Cappella cattolica intitolata a San Carlo Borromeo dove il nostro presidente, il generale Luis Alejandre Sintes, dopo avergli fatto omaggio di un quadro che ricorda la sua visita a Minorca, gli ha dato a nome di tutti un caloroso benvenuto chiedendogli infine di dirci due parole. Le sue parole sono state veramente soltanto due: “Sono emozionato” mentre dai suoi occhi una piccola lacrima solcava il suo viso . È seguito un silenzio che è durato un tempo infinito nel quale come una tempesta magnetica è scoppiata una scarica di umanità che ha coinvolto tutti in una commozione totale. Solo un applauso spontaneo ha messo fine a quel momento così intenso e indimenticabile.
A ricordo della sua visita all’isola del Rey, aiutato dal bambino più piccolo presente, il naufrago Bellazzini , in una aiuola prospicente l’entrata alla Sala Memorial Acorazado Roma, ha piantato un albero di alloro, simbolo di gratitudine e onore per i suoi compagni caduti e di riconoscenza e ringraziamento per tutti coloro che li accolsero in quest’Isola e si presero cura di loro.

Infine nella Sala Roma ha potuto vedere le fotografie che raccontano la loro storia e quella della loro nave, ricevendo ancora espressioni di affetto e interesse da parte di tutti. Come sempre ogni domenica, un piccolo rinfresco, ha concluso una mattinata e una visita che ricorderemo a lungo.
Un ringraziamento va rivolto a tanti amici, connazionali e non solo, che con la loro presenza hanno contribuito alla riuscita di questa visita speciale. Un ringraziamento particolare a Maurizio Alessandri che ha accompagnato Gustavo Bellazzini e i suoi famigliari a Minorca e più di ogni altro con la sua opera, ha permesso che questo avvenimento si sia potuto realizzare.


2 Commenti
carissimi,
bello e commovente l’articolo a Bellazzini.
All’inizio o alla fine dell’articolo ricordate di mettere la data. Oggi forse non è importante, ma fra qualche tempo qualcuno vi domanderà: quando è avvenuto l’incontro?
Se il suggerimento è accolto, mettete le date a tutti gli incontri e le foto che avete sul sito. Complimenti per quanto fate.
Saluti. Antonio Altiero
Complimenti per il bel sito inanzitutto.
Sarei curiosa di sapere se lì, a Minorca esitono notizie di mio padre Giacco Sabatino,anche lui superstite di Regia Nave Roma ed internato insieme agli altri superstiti.
Mio padre si è unito ai suoi commilitoni nel 1996,era devoto a S.Lucia che aveva implorato in quel tragicico momento per fargli rivedere la luce del sole,visto che era rimasto chiuso dalle lamiere contorte.
Mi ha parlato sempre benissimo di quel suo soggiorno forzato a Minorca,e sono sicura che ha avuto per anni un epistolario con qualcuno li a Minorca,ma ero troppo piccola e non ho ricordi precisi.
Distinti saluti da Rosalba.