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Gli Assalti dei turchi a Minorca
Storia di Minorca 1º
Minorca nel sedicesimo secolo ha subito due terribili assalti da parte dei turchi. Le ragioni di queste disgrazie sono da ricercarsi principalmente nel gran potere dell’impero ottomano, che dominava quasi tutto il Mediterraneo e occupava già la metà d’Europa fino a minacciare ripetutamente la stessa Vienna e la sciagurata alleanza con i turchi dei cristianissimi Re francesi, pur di combattere gli spagnoli.
Gli effetti di questi assalti ebbero come risultato la distruzione delle due città più importanti dell’isola, Mahon e Ciutadella. Ciò comportò una ricostruzione lentissima e un ripopolamento parziale tra grandi miserie e privazioni. Con la distruzione degli archivi isolani, andò perduta tutta la documentazione riguardante il medio evo di Minorca.
Il primo assalto fu diretto contro Mahon, il settembre dell’anno 1535. Lo diresse il famoso rinnegato Haradin, più conosciuto per il nome di “Barba-rossa“, grande ammiraglio del sultano Solimano II.
Il giorno uno del suddetto mese l’armata turca entrava nella baia di Mahon, inalberando a tradimento l’insegna con le aquile imperiali, per far credere ai maonesi che erano le navi dell’imperatore Carlo, di ritorno dalla conquista di Tunisi. Mahon contava in quel tempo non più di 300 famiglie che davano una media di 1500 abitanti, tra questi non più di 300 validi per il servizio delle armi.
I maonesi si preparavano a ricevere festosamente le navi imperiali quando due francescani, fra Bartolomeo Genestar e fra Francesco Coll, presero una barca per andare incontro alla flotta; avvicinandosi si avvidero dell’inganno e corsero a dare l’allarme, consentendo così, quando i turchi arrivarono davanti alla città di Mahon, di fargli trovare le porte sbarrate e le scarse forze difensive disposte a combatterli.
Vedendo che Barba-rossa sbarcava con le sue truppe, circa 2500 uomini, per cingere d’assedio la città, i maonesi mandarono un messaggero a Ciutadella dove risiedeva il governatore, con una richiesta di soccorso. Immediatamente fu organizzata una compagnia composta da cavalieri cittadellesi e combattenti reclutati al passaggio per i villaggi dell’isola. Il giorno 3 di settembre questa compagnia entrava in contatto con i turchi che, numericamente molto superiori, ebbero ragione dei soccorritori, lasciando sul terreno lo stesso governatore con cento dei suoi uomini migliori.
Questa sconfitta, distrusse, insieme alla speranza di salvezza, il morale dei maonesi. Si fecero riunioni dove si succedevano decisioni di resistere fermamente a moti di codardia di quelli che insinuavano per la capitolazione della città, sperando di trovare così pietà da parte dei nemici. Disgraziatamente prevalse questa seconda opinione; alcuni dirigenti andarono al campo dei turchi per stipulare la resa della città, con la condizione che sarebbero stati rispettati da ogni violenza loro stessi, le loro famiglie e le loro case. La triste defezione si consumò la sera del sabato 4 settembre 1535, solo due giorni e mezzo dopo l’inizio dell’assedio da parte dei turchi.
La notte seguente fu una bolgia dantesca per Mahon: martirio di francescani; i due che avevano dato l’allarme all’arrivo della flotta nemica, il padre guardiano fra Miguel Capò, per aver tentato di salvare le ostie consacrate, prima che i turchi le profanassero; assassinii, violazioni, incendi delle chiese, degli archivi, delle case; razzia di tutto quello che avesse un qualche valore e cattura di 600 prigionieri che, il mattino seguente furono portati con l’armata in Turchia.
Si è calcolato che tra morti e prigionieri, Mahon doveva aver perduto la metà della sua popolazione e quelli che potettero salvarsi, andarono a vivere a Ciutadella o nelle altre borgate di Menorca .