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La conquista romana di Menorca
Il 123 a.C. le isole Baleari sono conquistate dai romani ad opera di Quinto Cecilio Metello nato circa nel 170 a.C. che era stato anche Governatore della Sardegna e che per quest’impresa gli venne assegnato il trionfo e il cognome di Balearicus. I romani diedero all’isola il nome di “Balearis Minor” che in latino volgare si trasformò in “Minorica”. La romanizzazione dei menorchini, si sviluppò a partire dai nuclei urbani di Magona, Jamnona e Sanicera ubicati nelle vicinanze dei principali porti dell’isola. All’interno, i villaggi talaiotici, rimasero pressoché indenni dall’influenza romana, senza subire cambi sostanziali del loro tenore di vita. Lo confermano i numerosi ritrovamenti di ceramica e monete romane.
Il “Portus Magonis” si trasforma presto in un centro di grande interesse per il commercio e la sua città Magona acquisisce il rango di: “Municipium Flavianum Magontanum” e tra i suoi abitanti appare una classe aristocratica formata indubbiamente da ricchi mercanti, com’è evidenziato nella lettera del Vescovo Severo (417d.C.) e le epigrafi ritrovate in questa area urbana.
Jamnona è la città romana corrispondente all’attuale Ciutadella, che sembra avesse un carattere più agricolo che commerciale. Di essa danno notizie i geografi romani e soprattutto la lettera del Vescovo Severo. Si sono anche ritrovati, nelle sue vicinanze, resti di pavimenti a mosaico e una iscrizione funeraria.
Sanicera, viene citata da Plinio come altro nucleo urbano di Minorca; era situata al nord dell’isola vicina al porto naturale che ha conservato di quella città il suo attuale toponimo di “Sanitja”. Rimangono solo resti di edifici e sepolture, così come numerose vestigia di una strada romana che inizia nei pressi di Alaior e arriva fino a questo porto.
La rete di queste strade militari romane in Minorca, presentava un notevole sviluppo e rimangono ancora numerosi tratti in buono stato di conservazione e percorribilità. Una strada principale, nella quale appaiono alcune pietre del tempo di Traiano, andava da un estremo all’altro dell’isola, unendo le sue due principali città. Da quella strada si diramavano i rami che conducevano a Sanicera, alla montagna di Sant’Agata, a Son Bou, a Cala Coves e a Cala Sant Esteban, considerati come centri di attrazione umana da tempi molto remoti.
Tra le vestigia romane ritrovate in Minorca, figurano diverse statuette, una grande quantità di monete, molte delle quali sono diventate parte di collezioni straniere, soprattutto inglesi, e un busto in bronzo di Tiberio che si trova nella Biblioteca Nazionale di Parigi, un reperto particolarmente pregiato che fu scoperto in Mahon durante la dominazione francese (1756-1763). In Cala Coves appaiono ventidue iscrizioni romane, molto difficili da decifrare e che sembra si possano datare dalla fine del secondo o al principio del terzo secolo d.C. e sono probabilmente di carattere rituale relativo alle feste stagionali di primavera.